Più che nel resistere si è espresso sbriciolandosi. Lo ha fatto nella notte di San Valentino smettendo di opporsi a ciò che lo contrastava: le piogge snervanti e il vento antagonista. Ed è stata la più crudele e perfetta delle metafore: il ciclone del giorno degli innamorati. Perché quando si ama si è un miscuglio di collere e ragioni. E perché l'amore è prima di tutto resistenza, e succede che, ogni tanto, non si resista più. L'Arco dell'Amore di Melendugno è crollato per il maltempo sabato notte cancellando uno dei tratti costieri più iconici del Salento.
Nuvole basse, aria e onde. Pezzi dell'imponente arco dei faraglioni di Sant'Andrea si sono accartocciati su loro stessi, l'opera della natura scolpita nella roccia calcarea bagnata dal mare Adriatico, è franata all'improvviso.
La natura, sotto a quei giganti bianchi, ha smesso di essere docile: lo Scirocco si è gonfiato, ha tirato fuori il suo petto possente e ha mostrato i muscoli. Fiato e rabbia. Ci sono forze che smentiscono la pretesa di essere padroni di se stessi, perfino per quei faraglioni comprensibilmente vanitosi che hanno trascinato al loro cospetto orde di innamorati adoranti per anni. Hanno scelto di crollare proprio la notte del 14 febbraio perché la Storia si prende strane confidenze con le sue vittime. Il 14 febbraio mentre intorno e altrove schioccavano baci, si incrociavano sguardi e si stropicciavano lenzuola. E loro lì a stagliarsi come sempre, granitici e friabili: la vita è linfa in salita in mezzo alle tempeste, ma stavolta non è bastata. Sabato si sono procurati il lutto anticipato di loro stessi decidendo di non opporsi più. E un pezzo di natura che crolla è sempre un presagio nefasto perché suggerisce che apparteniamo a un tempo scaduto.
Per secoli quell'Arco è stato un soldato a cui non riguardava la pace. Ma le onde e la pioggia e il vento lo hanno disarmato, lo hanno reso superfluo che è esattamente l'unica cosa che non puoi fare con l'amore. Ci si innamora in discesa, a capofitto e non vale frenare. Scendere, non fa parte del gioco e se si scende è finita: si è smesso di resistere, appunto.
Chissà se i faraglioni si sono ribellati a quell'agguato canaglia, chissà se hanno pianto crollando... Qualche orrendo boato ci sarà pur stato perché le grida degli uccisi lasciano graffi nell'udito, s'impigliano nei nervi. Solo che non li ha ascoltati nessuno. E se in amore nessuno ti ascolta, vuol dire che hai finito, che lì non c'è più niente per te. Si sono lasciati spazzare via. Chissà per aver sentito quale disamore...
Almeno le Simplegadi sbattevano tra loro: due rupi all'ingresso del Mar Nero che cozzavano di continuo l'una contro l'altra distruggendo le navi in transito. Solo Giasone e gli Argonauti riuscirono a superarle. Ma sabato notte i faraglioni dell'Arco degli Innamorai non avevano neppure nessuno con cui duellare che è esattamente l'antitesi del sentimento che li ha resi simbolo. Isolati, al buio, sotto la pioggia, il 14 febbraio con il mondo impegnato altrove: le circostanze migliori per lasciarsi andare. La tempesta perfetta.
E avranno pensato, osservando il pezzo di mondo che gli è stato messo eternamente difronte, che non ci fosse più niente che valesse il loro impegno. Si saranno lasciati morsicare dal mare esausti. Perché soli, non si ha nel destino di rimanere illesi.