Cronaca locale

Entrano in chiesa e insultano i fedeli: l'ultima protesta degli anarchici

Tornano gli anarchici a Bologna: dopo le frasi offensive sui muri e un attentato sventato nelle scorse settimane, ieri un gruppo di quindici persone ha fatto irruzione in una chiesa per protestare contro l'arresto di un compagno

Alcune frasi anarchiche comparse a Bologna nei mesi scorsi
Alcune frasi anarchiche comparse a Bologna nei mesi scorsi

Prima le frasi offensivi sui muri di vari edifici, inneggianti all'anarchia. Poi un attentato (sventato) ai danni di un'azienda di Anzola nell'Emilia. E a chiudere, l'irruzione in chiesa durante la celebrazione della messa, molestando e insultando i fedeli e inneggiando alla liberazione di un loro compagno detenuto in regime di 41 bis. Questo è quanto successo a Bologna in quest'ultimo periodo, stando a quanto riportato dai media locali. La città e la provincia sembrano insomma aver fatto registrare un ritorno dei gruppi anarchici, con l'ultimo episodio verificatosi proprio ieri nella chiesa del Sacro Cuore. Durante la funzione religiosa della mattinata, un gruppo anarchico formato da quindici persone sarebbe entrato nell'edificio, impedendo al sacerdote di proseguire l'omelia.

L'obiettivo del "blitz" era quello di protestare per l'arresto dell'anarchico Alfredo Cospito: alcuni di loro distribuivano volantini, mentre altri discutevano con i fedeli costringendoli ad ascoltarli. "Mai vista in vita mia una cosa del genere in una chiesa. Sono entrati, hanno blaterato qualcosa con un megafono, hanno lanciato volantini. Mi chiedo, cosa c’entriamo noi con le loro proteste? - lo sfogo del parroco, don Massimo Setti, al Resto del Carlino - uno teneva il megafono anche se non ho capito esattamente cosa diceva per la scarsa acustica della nostra chiesa. Hanno iniziato a lanciare volantini, tutto sarà durato un paio di minuti". Gli anarchici hanno poi fatto perdere le proprie tracce, mentre alcuni presenti hanno provveduto ad allertare i carabinieri. Il parroco ha poi sporto denuncia: le forze dell'ordine stanno passando al setaccio in queste ore le immagini riprese dalle telecamere circuito di videosorveglianza, alla ricerca di potenziali indizi utili per risalire all'identità dei protagonisti della vicenda. L’ipotesi per loro è l’articolo 405 del codice penale, impedimento o turbamento di funzioni religiose o del culto.

Una rimostranza anarchica, quindi, ma non l'unica: da ormai un biennio, sulle pareti di chiese ed immobili in generale del capoluogo dell'Emilia Romagna amministrato dal centrosinistra compaiano con frequenza scritte offensive, con la "A" cerchiata che non sembra lasciare dubbi sulla paternità del gesto. Una criticità che la Lega aveva già portato all'attenzione generale, recentemente. "Bestemmie, “fuoco alle gabbie”, “rivolta”, “né Dio né Patria”, “vendetta per i detenuti” - aveva commentato sulla sua pagina Facebook istituzionale il consigliere locale del Carroccio Matteo Di Benedetto, a proposito di un altro episodio avvenuto nel recente passato - questa gente non ha alcun rispetto per i loro concittadini e per la loro città".

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