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Cronaca locale

Fingere di smarcarsi per lasciare tutto com’è

È di pochi giorni fa la presentazione del nuovo libro di Mario Calabresi che racconta del degrado di alcune zone della città, di ansie, paure, di un’integrazione che non è quella sognata dalla coalizione per cui si propone come candidato

L�autore Mario Calabresi alla presentazione del libro �Le voci degli altri� al Teatro Franco Parenti, Milano 24 Settembre 2026 ANSA/MATTEO CORNER

La parola d’ordine è smarcarsi dal sindaco. Prenderne le distanze, far intendere che ci sarà la svolta. Così la sinistra prova sopravvivere a se stessa, ad uscire dalla «scia» dimenticando però che da 15 anni ha governato senza soluzione di continuità. È di pochi giorni fa la presentazione del nuovo libro di Mario Calabresi che racconta del degrado di alcune zone della città, di ansie, paure, di un’integrazione che non è quella sognata dalla coalizione per cui si propone come candidato. Perfetto. E come se ne esce? Il tormentone è il solito: non con una città militarizzata. C’era una volta la sinistra che si batteva contro i militari perchè «Milano non è Beirut» e pare proprio che ci sia ancora. Dicono che l’idea che una sicurezza che passi da spazi vuoti e controllati è devastante. Dicono che servirebbero molte più panchine, alberi sotto cui stare e pensare perchè fare deserti per stare meglio è follia. Può essere. Però se questo è il cambiamento, la svolta che una città che sembra sempre più assomigliare ad un Giano bifronte attende per ridurre distanze siderali tra centro e periferie, diseguaglianze e benessere qualche dubbio viene. Fingere di cambiare tutto per non cambiare niente.

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