Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 09:32
Lo scontro

Fontana-Salvini, Lega “bollente”

Il governatore chiede un passo indietro al leader. I “colonnelli” di Matteo: “Assurdo. E tutti facciano mea culpa...”

«I nostri militanti in tutto il Nord esprimono malessere. Siamo passati dal 34 al 5%, va trovata una via d’uscita a questo declino. Un passo indietro di Matteo Salvini? Nessuna soluzione va esclusa a priori». Le bordate del governatore Attilio Fontana ieri sul Corriere hanno scatenato - o amplificato - la tempesta interna alla Lega. E il presidente Fontana ribadisce che lavora con il segretario della Lega Lombarda Massimiliano Romeo e altri alla creazione di un’associazione «larga e aperta». Una nuova corrente? O la base per un nuovo partito, sul modello di Roberto Vannacci che ha creato un contenitore all’interno e oggi sfida la Lega con Fn. «Non ho la sfera di cristallo» replica il governatore. Le acque sono agitate da mesi e già una settimana fa i malumori sono esplosi durante il direttivo regionale, con l’ex deputato Daniele Belotti, le segreterie provinciali di Bergamo, Varese e Brescia e altri amministratori che hanno chiesto esplicitamente un passo indietro al leader («non sei più credibile» ha sostenuto Belotti). Critica anche la deputata Simona Bordonali che ieri però si è definita della «vecchia scuola Lega, affronto i problemi (...)

(...) nelle sedi opportune». Non ha voluto ri-entrare nella polemica ieri l’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi, fa testo l’allarme lanciato già giorni fa: «La situazione è grave, è a rischio la sopravvivenza della Lega e mi baso non solo sui sondaggi ma anche sui dati del tesseramento». La ricetta: «Azzeramento di tutte le cariche, revisione di statuto e regolamenti e assemblea programmatica per poi ripartire. Se vogliamo salvare la Lega tutti dobbiamo essere disponibili a questo superando i personalismi. Se c’è qualcuno che tiene solo al proprio sedere sappia che avanti a far finta di nulla tra un po’ di sedie dove sedersi non ce ne saranno più». E Fontana ieri ha chiesto sostanzialmente la testa del segretario. Scatenando però la controffensiva dei salviniani. «Non è un tema di mio interesse, noi pensiamo a lavorare e non a polemizzare» premette il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessandro Morelli, ex assessore milanese, salvo aggiungere subito: «Non mi riconosco più in questa Lega che fa beghe sui giornali e non discute nelle sedi appropriate. Chi si ammanta dell’autorità di appioppare timbri leghisti e fa polemiche sui giornali danneggia solo il partito». Non usa mezzi termini il deputato milanese Igor Iezzi: «Il dibattito intorno a Salvini è incomprensibile e irrispettoso nei confronti dei militanti che un anno fa l’hanno confermato segretario al congresso votandolo all’unanimità. Se Fontana, Romeo o altri volevano dire qualcosa potevano farlo in quella sede. Un conto è discutere di contenuti, un altro chiedere un passo indietro al leader. Mi sembra un dibattito molto lombardo-centrico e che fa molto Prima Repubblica, visto che si parla di poltrone». Ad agitare le acque sarebbe (anche) la formazione delle liste elettorali. «Invece di gettare malumore alle Feste della Lega - avverte Iezzi - vadano a spiegare gli investimenti e le opere che il governo ha portato al nord». Ricorda che «Romeo è anche il presidente dei senatori della Lega a Roma, un po’ ridicol che critichi». A Fontana che lamenta il calo dei consensi ricorda che «alle Europee gli era stato chiesto di dare una mano ma non ha voluto candidarsi». Il capogruppo della Lega in Regione Alessandro Corbetta è «spesso d’accordo Fontana ma non questa volta, nè nel metodo, perchè nella Lega siamo cresciuti con un dogma, i panni sporchi si lavano in casa e non sui giornali, nè nel merito. Chiedere un passo indietro a un anno dal congresso non è giusto nei confronti di Salvini e dei militanti. Va tutto bene? No, ma siamo alla vigilia di un voto storico sull’autonomia, siamo al governo con 5 ministri lombardi. Si è parlato di malessere dei militanti ma casomai sale quando leggono di liti tra dirigenti». Roberto Di Stefano, sindaco di Sesto San Giovanni e tra i coordinatori Enti locali, difende Salvini e contrattacca: «Quando le cose non vanno benissimo non dipende tutto dal leader ma anche dalla classe dirigente quindi ciascuno faccia mea culpa e dica se ha saputo mantenere il consenso. Libero di andarsene chi si lamenta e non condivide più la linea. Al congresso un anno fa la Lega era già all’8-9%, chi oggi critica poteva avanzare una candidatura alternativa allora, non l’ha fatto». E aggiunge, provocatoriamente, di essere «abituato a stare in un partito con riconoscenza nei confronti di chi mi ha assegnato un ruolo». Nella chat del federale Fontana finisce nel mirino. La vicesegretaria Silvia Sardone ironizza: «Se esce un articolo che non parla di beghe interne avvisatemi. E poi ci lamentiamo se calano i consensi». E c’è chi teme «show» a Pontida. Anche se l’invito, a partire dal deputato Luca Toccalini, salviniano di ferro, è di concentrarsi sulla kermesse del 20 settembre: «É utto agosto che i militanti ci chiamano, chiedono e si sorprendono di questo attacco continuo sulla stampa».

Chiara Campo

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.