Lodi si trasforma a fine settembre. Da diciassette anni a questa parte ospita un festival unico nel suo genere, che celebra il fotogiornalismo e la fotografia internazionale, specie quella attenta ai temi sociali. È un appuntamento prezioso, e si è conquistato un posto nel cuore di molti. Il «Festival della Fotografia Etica» (da ieri al 25 ottobre) ci ha abituato, negli anni, a progetti di grande impatto visivo e contenutistico e anche quest’anno sono decine le mostre che, nelle sale degli antichi palazzi del centro ma anche nei cortili e nelle vie, punteggiano la città. Per un mese intero a Lodi ci si può accostare alla fotografia come forma di testimonianza e di impegno civile, come sottolinea il direttore del festival, Alberto Prina: «In un’epoca come la nostra dominata da immagini sintetiche e generate in pochi secondi, la manifestazione sceglie di dare valore a storie che qualcuno è andato a testimoniare sul campo, offrendo uno spazio critico per sviluppare empatia e consapevolezza verso ciò che accade nel mondo». Va poi sottolineato che quest’anno il festival punta anche su un’accessibilità ancora più diffusa, con biglietti a costi ridotti per le famiglie.
Fiore all’occhiello del percorso si conferma la XVI edizione del World Report Award Documenting Humanity: tra i lavori premiati esposti nella sede della Bcc Centropadana spicca «ICE - Broken Families» di Carol Guzy, un reportage toccante sul trauma subito dai minori a causa delle deportazioni di massa negli Stati Uniti. La sezione Spotlight accoglie «When Buddha Stopped Smiling» di Chinky Shukla, dedicato alle vittime dei test nucleari in India, e il progetto «Beyond The Lake» di Carlos Folgoso Sueiro sul declino ambientale galiziano. Lo sguardo sui conflitti passa per la categoria Short Story con Abdulmonam Eassa e la sua drammatica cronaca della guerra civile in Sudan mentre Mashruk Ahmed e Jubair Ahmed Arnob raccontano chi sono i giovani di oggi. La menzione per lo scatto singolo del World Report Award è andata all’italiano Gianluca Panella con «Boy with Kippah», un’immagine carica di tensione scattata a Tel Aviv durante l’attesa della liberazione degli ostaggi. Questa edizione si arricchisce anche di tre nuove location espositive: l’ex-chiesa quattrocentesca di Santa Chiara Nuova, il Museo Diocesano e l’Opificio della Cultura, dedicato alle videoproiezioni. Imperdibile lo spazio Bipielle Arte dove è esposta una nutrita selezione delle immagini vincitrici dell’ultimo World Press Photo.
