Il blocco dell’urbanistica scattato dopo le maxi inchieste «ha causato danni immani, soprattutto ai cittadini, il rapporto tra pubblico e privato sta rischiando di inquinarsi e invece deve essere ancora più solido e alle imprese servono regole certe» è l’alert che lancia alla giunta Sala e al prossimo sindaco di Milano la vicepresidente di Assimpredil Ance nazionale Regina De Albertis. Alessandro Maggioni, presidente esecutivo di Cooperativa Consorzio Lavoratori ha 5 progetti in edilizia convenzionata che non hanno nessuna analogia con i casi finiti nel mirino dei pm, potrebbero fornire un polmone di 550 alloggi low cost, ma sono arenati a Palazzo Marino, «e non ne capisco più le ragioni - è lo sfogo -. Vanno riorganizzati gli uffici». E ormai nei quartieri «c’è un pregiudizio strutturale nei confronti di qualsiasi operatore». Se c’è incertezza sulle regole edilizie, concorda il presidente di Assimpredil Giovanni Deleo, «gli investitori si allontanano». Ma avverte che per ottenere dal Comune persino una risposta a una domanda di occupazione pubblica pur montare un ponteggio e rifare una facciata «servono ormai 120 giorni. Ma perchè? Figuriamoci se si parla di un cantiere per un edificio o una riqualificazione energetica». Digitalizzazione, rafforzamento degli uffici che oggi sono semi paralizzati. La desolazione degli operatori ed esperti di un settore che garantisce sviluppo, lavoro e case più o meno accessibili alla città è emersa ieri al convegno organizzato al Cam di corso Garibaldi dal segretario provinciale della Lega Samuele Piscina. C’è Filippo Borsellino, il portavoce della Famiglie Sospese che hanno acquistato alloggi in progetti bloccati dalle inchieste, sta «iniziando a perdere fiducia nella politica che avrebbe dovuto trovate una soluzione in maniera bipartisan, nella magistratura che dopo 7 sentenze» a favore dei costruttori «continua ad andare avanti in maniera idrologica» e «nella città che non fa più interessi della comunità». Si definisce rappresentante delle «aziende sospese» Federico Oriana, presidente Aspesi Unione Immobiliare che auspica senza mezzi termini «un cambio di amministrazione urgente». Servono, dice, «una legge nazionale chiara e nuove case per il ceto medio, i nostri progetti non sembrano interessare al Comune, ma così l’usato arriva a prezzi insostenibili». Si parla molto anche del progetto leghista per la «grande Milano», l’allargamento dei confini per velocizzare e realizzare trasporti, case, infrastrutture in ottica di Città metropolitana o Milano e primo hinterland. Piscina ricorda che il Tar con due sentenze ha già intimato al Comune di sbloccare pratiche edilizie in tempi certi o scatterà il commissariamento e «ci auguriamo arrivi al più presto per porre fine a questa paralisi». É il sottosegretario leghista alla Presidenza del Consiglio Alessandro Morelli a lanciare una sfida alla giunta Sala e al Pd locale e nazionale: le loro scelte «hanno già messo in crisi migliaia di imprese e famiglie. Già due anni fa eravamo disposti a votare il decreto Salva Milano per un’interpretazione chiara della normativa ma il Pd si è spaccato. Possiamo ancora risolvere la situazione prima del voto, il centrodestra è disposto a trovare una soluzione normativa ma questa volta dobbiamo avere garanzie dalla sinistra. Se la palla passa dopo il voto - avverte -, con una maggioranza di centrodestra nessun problema, se dovesse vincere un sindaco Pd con un pezzo di sinistra massimalista, famiglie e aziende resteranno nel guado». Con il Pd Pierfrancesco Majorino o Mario Calabresi sindaco di una giunta a trazione Pd, Avs e M5S, addio sviluppo. Già ieri il coportavoce Avs Bonelli ha dichiarato guerra al consumo di suolo, l’alt è già arrivato anche dai 5 Stelle. Milano, ricorda invece Silvia Sardone, lanciata dalla Lega come candidato sindaco del centrodestra, «una volta era il sogno americano d’Italia, chi veniva con un sogno sapeva di poterlo realizzare, oggi non riesce neanche a pagare un affitto e lo sviluppo è bloccato. Deve tornare a correre». Alan Rizzi, presidente Aler ed ex consigliere ai tempi di Albertini, ricorda che allora «tutti i progetti passavano dall’aula, per questo erano inattaccabili». La giunta Pisapia-Pd» attraverso il Pgt «ha tolto il potere di controllo al Consiglio». È stata l’origine del caos.

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