Claudia Cannella vive Hystrio come un suo teatro particolare avendo fatto convivere la Rivista con un Premio. Se la Rivista ti informa su tutti gli spettacoli della Stagione, arricchita da Monografie parauniversitarie, il Premio è dedicato agli Under 35 e alla Vocazione di giovani attori. A lei non basta la teoria, ha bisogno della pratica che scopre nel Festival che organizza, arrivato, quest’anno alla quinta edizione e che trova ospitalità all’Elfo-Puccini da martedì al 20 Settembre, sempre con lo stesso scopo: dare spazio agli Under 35 selezionando i migliori esiti delle loro produzioni. Osservo che, ormai, tutti i teatri fanno a gara nel promuovere gli Under 35, anzi sono stati creati dei Direttori Junior, pagati dai Teatri Nazionali, per interessarsi di questa categoria, solo che i risultati sono alquanto modesti se non deludenti, perché tutto marcia come prima e non abbiamo visto alcuna soluzione in proposito. Giusto interessarsi degli Under 35, come è sbagliato abbandonarli quando stanno per produrre qualcosa. Claudia Cannella è diventata una pasionaria, conosce il mondo dei giovani autori ed attori, fa di tutto per trovare soluzioni, sia pubblicando le loro opere sia mettendole in scena. Il programma di quest’anno prevede dieci spettacoli, alcune letture sceniche e la mise-en-espace del copione vincitore. Si inizia martedì con «Infinita Bellezza» di Fondamenta Zero che affronta il tema della manipolazione, alimentando, nel contempo, il tema del controllo, regia e drammaturgia di Claudia Manuelli. Segue «Vita di San Genesio», il santo patrono degli attori, testo e regia di Alessandro Paschitto, dove è affrontato il tema del miracoloso come ultimo baluardo al male di vivere. Altri appuntamenti sono: «L’Apocalisse o quel che rimane» di Emanuele Sicignano e Aurelio Vatteroni, dove dei giovani si chiedono se sia ancora possibile fare la rivoluzione, «Gente spaesata», drammaturgia e regia di Sofia Russotto, dove una generazione di oggi discute se sia possibile cambiare il mondo, affogando le giornate tra musica, alcool e cocaina; «Ballavano sempre», progetto artistico di BumBumFritz ò uno spettacolo che intreccia i ricordi del passato con tanta musica elettronica; «La rabbia che ho in corpo» di Francesco Toscani, con quattro protagonisti accomunati dalla solitudine, mentre ciascuno ha un sogno da realizzare, tanto che l’uno cerca aiuto nell’altro. Seguono «Souvenir», produzione Punto di Fuga, Pisa, che racconta la storia di un incubo in cui la stranezza di tante immagini ha increspato la superficie piana dei sogni del protagonista, «Io sono verticale» di Francesca Astrea che porta, al centro dell’azione, il dolore che è talmente intimo che non sempre si trovano le parole giuste per comunicarlo, infine «Atlante. Oggi splende il sol» di Verdiana Vono, storia di persone che aspettano in un aeroporto, in attesa di andare in cerca di un luogo che le soddisfi, un testo che cerca di far convivere il mito di Atlante, del titano che regge il mondo sulle spalle, che scopre di non poter fare nulla per venire incontro alle loro esigenze.

Commenti
I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.