Se qualcuno avesse avuto un dubbio - sul senso di conoscere i classici - lo spettacolo in scena stasera è un buon motivo per fugarlo. Le acrobazie intitolate «Âme. Viaggio nell’inferno di Dante», in prima mondiale agli Arcimboldi, alle 21, sono il risultato di un processo creativo iniziato dieci anni fa nella mente di Alexandre Haffner, direttore artistico della Compagnia di artisti Les Farfadais (da lui fondata 30 anni fa).
«Presentiamo una libera interpretazione dell’Inferno, una rilettura di Dante in chiave contemporanea - ha spiegato il produttore Pietro Lesca -. Le dieci scene sono costruite per le esigenze acrobatiche, si vedranno volteggi, funambolismi, salti di sette metri, lo spettacolo è avvincente e adatto per tutte le età». Le protagoniste sono le anime che attraversano l’inferno, «ma non si tratta di un viaggio senza speranza, semmai di un cammino catartico capace di rafforzare chi recita e chi vi assiste».
C’è la paura che fa apparire gigante il Cerbero, ci sono gli elementi grotteschi
e le caricature scenografiche, «la paura è l’emozione che blocca ma poi la si attraversa sperimentando il conforto della vicinanza fra anime». C’è la scoperta dell’empatia, l’importanza del riconoscere l’altro: «L’autore ha scelto di fare uno spettacolo che non fosse solo intrattenimento ma veicolasse anche un messaggio».
Al centro della scena emerge un’imponente struttura conica alta 13 metri e larga altrettanti, progettata e realizzata in legno nei laboratori francesi di Les Farfadais (dove sono stati confezionati anche i costumi). Gli autori hanno scelto di valorizzare l’artigianato come la sartoria e di presentare come proiezioni dello sfondo scene realizzate dal vivo in contesti naturali: gli artisti sono stati immortalati mentre si immergevano nei fiumi in Provenza, nessun ricorso all’Intelligenza artificiale perché avrebbe uniformato l’effetto.
Sul palco assieme agli otto acrobati ci sono due tecnici specializzati che «muovono» i gironi infernali cambiando il palcoscenico sospeso, ora si intravede Caronte, ora Minosse, ora Paolo e Francesca in un vortice di ghiaccio e poi coinvolti
in un passo a due. Il direttore artistico Haffner che ha progettato l’opera ha spiegato di aver scelto di riproporre l’architettura dell’inferno immaginata da Dante «con le sue descrizioni precise e i riferimenti alle creature mitologiche classiche, da Lucifero al Minotauro che interagiscono con le anime dei dannati. Il tutto in continuo movimento ben rappresentato dal Cono». Ha aggiunto inoltre che la sua rilettura dell’inferno permette di riflettere sulla natura umana. L’intento è quello di far emergere ciò che nell’uomo c’è di positivo, dopo aver evidenziato le conseguenze delle sue pulsioni distruttive. Âme è costruito in senso aristotelico come un viaggio catartico: «le immagini, la coreografia, la musica della colonna sonora mirano a suscitare nello spettatore forti impressioni non fini a se stesse, ma come veicolo per spunti di riflessione».
