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Cronaca locale

Naviglio, nuovo sversamento: era appena finita la bonifica

Una seconda colata di idrocarburi e a Robecco appare un’altra macchia nera di cinque chilometri. Inchiesta: la Procura indaga per gesto doloso

Inquinamento Le operazioni di pulizia dei giorni scorsi

Poche ore di quiete apparente e il fiume torna a puzzare di nafta. Giovedì mattina, mentre le squadre di Ecoroe stavano ancora smontando le ultime barriere assorbenti dal tratto tra Magenta e la Darsena, un nuovo pennello nero si è affacciato sull’acqua all’altezza di Cascinazza, frazione di Robecco sul Naviglio. Lo hanno annusato prima di vederlo: un odore acre, più pungente dicono i tecnici di Cap Holding di quello che una settimana fa aveva messo in ginocchio ventotto chilometri di canale fino al cuore di Milano.

È come se qualcuno avesse aspettato che finisse la festa per rovesciare di nuovo il bicchiere. Stavolta la macchia resta contenuta, cinque chilometri appena, da Boffalora Ticino a Robecco, senza spingersi fino alla città. Una consolazione magra, se si pensa che a Robecco il sindaco Fortunata Barni ha dovuto firmare un’ordinanza che vieta di attingere acqua e di pescare dalle rogge Soncina, Monegatta e Bacile «fino al ripristino delle condizioni di sicurezza». Sui social lo dice senza troppi giri di parole: qualcuno ha fatto qualcosa di grave, di inaccettabile.

Il copione, purtroppo, si ripete identico. Anche stavolta non ci sono telecamere a incastrare nessuno, solo il sospetto non dichiarato ma neppure troppo velato che dietro ci sia di nuovo una mano, non una disattenzione. Cap Holding parla apertamente di azione dolosa, di un evento esterno e imprevedibile di cui però, al momento, non si può ricostruire né il dove né il come. Le indagini restano in mano ai carabinieri forestali e al Nucleo operativo ecologico, sotto il coordinamento della pm Giulia Floris e del procuratore aggiunto Paolo Ielo, che sul primo sversamento avevano già raccolto una testimonianza preziosa: un camion fermo per ore accanto a un tombino, nelle campagne di Magenta, proprio dove la fogna sembra aver vomitato il disastro.

E pensare che bilancio di quel primo, enorme sversamento 550 tonnellate di idrocarburi recuperate tra liquidi e solidi, 76 operatori e 50 mezzi mobilitati senza sosta si era chiuso solo ieri mattina, con l’ultimo carico avviato alla piattaforma di smaltimento di Milano, attiva giorno e notte per settimane.

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