“Sembrerà strano, ma servono palloni da calcio». Nel cortile del Beccaria ce ne sono decine incastrati in alto, nel filo spinato della recinzione. «Cercano di evadere», scherza qualcuno. A elencare i bisogni dell’Ipm sono il direttore reggente, Eleonora Cinque, e il comandante degli agenti penitenziari, Jolanda Tortù, insieme alla responsabile dell’area sanitaria, Maria Chiara Lavorato, e alla responsabile dell’area pedagogica, Elvira Narducci. Oltre ai palloni c’è bisogno di ventilatori, televisori, frigoriferi, materiale igienico sanitario, vestiti. «Alcuni minori - spiega il direttore - arrivano senza nulla».
L’occasione è la visita al Beccaria, voluta dalla Camera penale di Milano. Si parte dai numeri. In questo momento nell’istituto, tutto maschile, ci sono 56 detenuti, per una capienza di 57. Nell’ultima settimana c’è stato un picco, con 6-7 nuovi ingressi. Sul totale, 27 «ristretti» sono italiani, 29 extracomunitari, provenienti per lo più da Tunisia, Egitto e Marocco. I minorenni sono 35, mentre i maggiorenni 21. Solo otto scontano una condanna definitiva, gli altri sono indagati o imputati. Quanti sono quelli con dipendenze o patologie mentali? Molti, rispondono le operatrici, la maggior parte ha bisogno di una presa in carico pedagogica ma soprattutto sanitaria. E circa un terzo ha esigenze sanitarie più «accentuate». I detenuti adolescenti con problemi psichiatrici sono aumentati di recente, come accade tra i detenuti adulti. «Entrano in carcere che prendono psicofarmaci come caramelle», è il primo impatto.
«È un periodo delicato, l’estate lo è sempre - ammette Eleonora Cinque, motivata, 32enne, qui da pochi mesi -. Il caldo rende difficile la sopportazione e il personale è presente a scacchiera». Molte delle attività educative, come la falegnameria e la pasticceria, sono sospese nelle due settimane a cavallo di Ferragosto. Sono attive le attività sportive e il teatro. La piccola piscina interrata è appena stata ristrutturata e a fine agosto potrà essere usata, con l’arrivo dei bagnini. Fondazione Milan ha un progetto per rifare completamente il campo di calcio e il Cus Milano Rugby i primi di settembre organizzerà gli allenamenti. Nel campetto i ragazzi fanno atletica. Completo da calcio e ciabatte, facce da bambini e tagli autoinferti su braccia e gambe. Sul cancello verde hanno scritto: «Liberi tutti» e «chi sbaglia paga». Facce da ragazzini hanno pure gli agenti penitenziari dell’Ipm. Le donne sono 24 - ne sarebbero previste solo sette -, gli uomini 63. Li comanda il commissario capo Tortù: «Sono tornata al Beccaria dopo i fatti, per ridare dignità a questo luogo». I «fatti» sono gli arresti che 2024 hanno decimato le guardie. Un’inchiesta della Procura per presunti abusi sui detenuti conta più di 40 indagati. «Una ferita profonda - continua il comandante -. Ho prestato servizio qui per vent’anni, poi lo scorso anno ho scelto di tornare al fianco di chi lavora ogni giorno per migliorare il carcere». L’inchiesta, le rivolte, i tentativi di evasione. In certi momenti l’Ipm è stato fuori controllo. Ora il giardino curato dalla Fondazione Rava, che era stato preso d’assalto e devastato, è tornato in ordine.
