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Cronaca nera

Anche i boss di Milano ai funerali di Papalia

Il viaggio nella notte verso la Calabria e la cerimonia alle 6 del mattino

'Ndrangheta Malato di tumore, Mico Papalia è morto mercoledì al San Paolo per una polmonite

Ha portato la ’ndrangheta a Milano e Milano al suo funerale. A 81 anni don Micu Papalia riposerà per sempre nel cimitero di Platì, dopo mezzo secolo passato dietro le sbarre al carcere duro per tre omicidi che non ha mai ammesso di aver ordinato. Lo Stato ha blindato anche le sue esequie alle 6 del mattino, dopo averle ritardate per un’autopsia - ordinata dal pm milanese Alessandra Cerreti ed eseguita mercoledì - in Calabria Domenico Papalia ci è arrivato scortato da due volanti alla fine di un interminabile viaggio in macchina e senza sosta, come precisato dai funzionari del commissariato di polizia di Bovalino. Ed eccola lì la ’ndrangheta unitaria, in fila già alle 5 del mattino come nel film Il Padrino per omaggiare il boss che con i fratelli Antonio e Rocco ha portato i clan calabresi da Platì a Buccinasco a infettare il Nord produttivo con i capitali dei sequestri prima e del narcotraffico poi. Grandi assenti tra le famiglie non ce n’erano, l’unico giornalista nazionale ad aver avuto la soffiata giusta è come al solito Klaus Davi, che ha documentato i 25 minuti di funzione religiosa e l’applauso alla tumulazione nella cappella di famiglia. Molti i congiunti e gli amici arrivati da Milano, il segno che il suo potere era intatto e indiviso.

Dal 17 agosto il boss all’ergastolo per gli omicidi dell’educatore del carcere di Opera Umberto Mormile e dell’avvocato Pietro Labate era ai domiciliari al San Paolo di Milano, trasferito da Parma dov’era al 41bis per un cancro che se l’è divorato, dopo il pressing di Nessuno tocchi Caino. E nessuno l’ha toccato in vita, anzi. La sua vita in carcere è stata esemplare, dietro le sbarre ha aiutato altri detenuti e gestito potere e affari, i domiciliari a Corsi sono sembrati l’ultimo oltraggio alla legalità per uno Stato che non è stato in grado di «rieducarlo» e di questo si lamentano i suoi legali Annarita Franchi e Ambra Giovene. I suoi legami con schegge dei servizi segreti, deviati e no, sono costati cari a Mormile, come ha raccontato di recente in una intervista choc sul canale Youtube Malanova il killer dell’educatore Antonino Cuzzola.

«Che senso ha combattere la mafia per comparti stagni?», si lamenta Davi, convinto che dietro l’assenza dei principali media dal funerale ci sia un fallimentare approccio parcellizzato di giornalisti e inquirenti alle cose di mafia, lo stesso dicasi per l’infiltrazione nelle curve di San Siro e l’omicidio di Antonio Bellocco. Milano e Platì, la Calabria e il Nord non sono mai stati così vicini.

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