Capita. Capita che a Milano, in piena canicola d’agosto, una coppia di fidanzati che passeggia tranquillamente in corso Buonos Aires, una delle vie più importanti dello shopping in Europa, senza immaginarselo e senza sapere perchè venga presa a pugni in faccia da un giovane straniero ubriaco che poi sparisce nel nulla. Si saprà poi che la stessa cosa aveva fatto un paio di ore prima in un via vicina. Capita, sempre a Milano, che una donna di 82 anni elegante e distinta che in pieno giorno sta prendendo la metropolitana per andare nel suo ufficio venga brutalmente aggredita da un nordafricano di 41 anni, irregolare e senza fissa dimora ieri è finito in manette per rapina aggravata, che per strapparle una collana la strattona, la spinge contro un muro poi la getta violentemente a terra fratturandole due vertebre e sei costole mandandola in ospedale con una prognosi di due mesi. Non dovrebbe capitare, però capita. E, anche se non siamo a Milano ma all’aeroporto di Malpensa quindi poco cambia, capita anche di venire derubati. Non per caso (l’occasione fa l’uomo ladro...) ma sistematicamente, vittime predestinate di un piano studiato nei dettagli e replicato con abilità che per ora ha portato all’arresto di una decina di donne italiane, regolari e di etnia rom, tra cui 4 minorenni, accusate di aver messo a segno un centinaio di colpi ai danni di viaggiatori e turisti. L’inchiesta non è finita. Sono almeno un’altra decina le giovani, tutte tra i 20 e i 35 anni, che facevano parte del gruppo che «lavorava» negli ascensori dello scalo varesino e la procura di Busto Arsizio e quella per i minorenni di Milano contano di poter chiudere presto il cerchio.
E si potrebbe continuare. Raccontando, ad esempio che proprio ieri mattina alla stazione Centrale è finita in manette una 21enne bosniaca, già destinataria di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’accusa di furto aggravato ai danni di una turista tedesca, che gli agenti della Polizia hanno visto aggirarsi con fare sospetto tra androni e binari.
Capita in tutte le grandi città, dicono. E probabilmente è così. Certo che a Milano è vietato parlare di emergenza, di allarme. Da sempre a sinistra la parola d’ordine è un’altra anche se poi, generalmente quando si avvicinano le elezioni, la «narrazione» come va di moda dire, diventa un’altra, più vicina alla realtà. I dati dicono che i reati sono in calo ma la percezione di insicurezza no. Un po’ ciò che succede con le temperature in inverno: non conta quanti gradi ci sono ma quanto freddo si ha. Che non è un dettaglio, anzi forse è peggio. Peggio soprattutto perché se omicidi, furti e violenze fortunatamente sono meno, è inquietante pensare che una donna, giovane anziana che sia, non si senta tranquilla in metro in piena mattinata solo perchè al collo ha una collana di valore. Checché ne dicano gli esperti che con i dati elaborano studi sicuramente attendibili, la paura non fa parte di nessuna «narrazione», non è un’interpretazione, si fa fatica a misurare con grafici e modelli statistici. A Milano è un sentimento purtroppo ricorrente, un malessere, una leggera ansia con cui fare i conti quando si prende un tram, una filovia, la metro. Non resta che sperare che non capiti. Egoisticamente che non capiti a te. Poi però, purtroppo, ogni tanto capita...
