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Cronaca nera

Spuntano nuove intercettazioni della famiglia Sempio. I dubbi su Garofano: “Ha paura che esca un’altra verità su Stasi”

Le parole dei familiari del neo indagato per l’omicidio Poggi captate a Brescia e confluite nel fascicolo pavese. Mamma Daniela al figlio: “Quel giorno sei andato via alle 10 meno otto minuti”

Bugie, soliloqui  e l'impronta 33. I 21 punti dei pm contro Sempio. "Risentimento verso la vittima"

C’è un atto che viene valorizzato dagli inquirenti nell’inchiesta su Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Un documento che la procura di Pavia tiene in grande considerazione, soprattutto oggi, viste le indiscrezioni di stampa su presunte ombre nello svolgimento dei test da parte del Ris di Parma, nel 2007, sui pedali della bicicletta di Stasi, condannato in via definitiva per il delitto. Quella bicicletta nera che fu vista da una testimone davanti alla villetta di Garlasco in corrispondenza con l’omicidio, e che per le sentenze è una prova della responsabilità del fidanzato.

Si tratta, quindi, delle intercettazioni della famiglia Sempio che hanno come argomento il generale Luciano Garofano, nel 2007 comandante del reparto di investigazioni scientifiche che stabilì che su quei pedali c’era il sangue della vittima e per un periodo consulente di Sempio nella nuova indagine. Un indizio, più che una prova regina, ma comunque indicato negli atti che hanno portato alla condanna di Stasi e dunque molto contestato dalla sua difesa.

Sono intercettazioni captate nell’ambito dell’inchiesta della procura di Brescia sul ruolo dell’ex procuratore Mario Venditti, su cui pende richiesta di archiviazione dall’accusa di corruzione. Il nucleo investigativo dei carabinieri di via Moscova ha chiesto ai pm bresciani di autorizzare l’utilizzo nell’ambito del procedimento su Sempio, autorizzazione pervenuta l’1 settembre 2026. “La presente nota - si legge - ha quindi lo scopo di illustrare sinteticamente tali argomenti e come vanno ad inserirsi nel quadro probatorio raccolto sino ad oggi su Andrea Sempio”.

Quali? Eccoli. Il primo argomento è la figura del generale Garofano. “Da alcuni progressivi emergono i dubbi della famiglia Sempio sulla figura del loro consulente Garofano, che a loro parere sarebbe concorde sulle decisioni della parte civile nonostante la difesa dell’indagato sia di diverso avviso: creando così una apparente distonia nel pool difensivo”. Daniela Ferrari, nell’ottobre 2025, dice: “Garofano e Tizzoni hanno paura che esca fuori un’altra verità rispetto alla colpevolezza di Stasi e non si spiega come mai hanno paura se sono certi di aver fatto le cose bene all’epoca”. I dubbi di mamma Sempio riguardano il fatto che “Garofano lavora con Capra e Tizzoni”, il primo ex RIS, il secondo avvocato dei Poggi, e vuole seguire le loro strategie. Si sfoga ancora: “Non è normale che se tu sei stato assunto da me, per difendere me, mi obblighi a dire o metti dentro delle cose che vogliono Tizzoni e Capra nell’incidente probatorio, tipo l’impronta 33, che l’impronta 33 non c’entra niente perché mio figlio è accusato sul Dna. É che da procedura non puoi entrarci, perché infatti dicendo ‘O seguite quello che dico io o cambiate gli avvocati’, ti attacchi al tram. Perché non esiste solo Garofano, infatti hanno già parlato con un altro, Palmegiani”.

La famiglia del 38enne in sostanza viene intercettata in tutti i suoi dubbi, e per lo più preoccupazioni, rispetto al coinvolgimento del figlio. In un’altra intercettazione è mamma Daniela a parlare al figlio. Un dialogo commentato così dai carabinieri. “La successiva intercettazione vira - si legge - sull’argomento dell’ipotetico viaggio a Vigevano fatto da Andrea Sempio la mattina del 13 agosto 2007. Daniela Ferrari, dice al figlio di ricordarsi del fatto che lui ha sempre dichiarato di essere andato via alle dieci. Lei gli ricorda che quella mattina era rientrata a casa alle ore 09:50 e gli ha consegnato subito le chiavi della macchina e quindi lui è andato via otto minuti prima delle 10:00, ovvero alle ore 09:52. Daniela gli sottolinea che se fosse partito alle 10:00 aveva solo 18 minuti sino alle 10:18 (orario emissione scontrino parcheggio, ndr), diversamente partendo alle 09:52 avrebbe avuto più tempo”. Ecco Daniela Ferrari al figlio: “Sei andato (inc) fuori di casa, tu ricordati tu mi hai sempre detto che sei andato via verso le 10, guarda che io ti ho dato le chiavi, io sono entrata dieci meno dieci ti ho dato le chiavi in mano e ho guardato l’ora”, dice la donna. Andrea risponde: “Ho capito”. Ancora la mamma: “Quindi non sei andato via verso le dieci, sei andato via alle dieci al massimo meno otto minuti”. “No, perché dalle dieci alle diciotto sono diciotto minuti, dalle dieci meno otto minuti”. Ancora Andrea: “Si ho capito però (inc)”. Daniela: “Quello che ho sempre dichiarato, dieci meno dieci, che a quell’ora li sono sicura che ho guardato l’orologio”.

Un altro passaggio valorizzato dall’accusa è quello sul presunto dna sulla catenina della vittima. Commentano ancora i carabinieri, anche se nell’atto non vengono riportate le parole esatte dell’intercettazione del 14 dicembre 2025, ma solo un riassunto: “Daniela Ferrari si dice preoccupata dalla notizia secondo la quale i Poggi vorrebbero rianalizzare la catenina che Chiara Poggi indossava, temendo che la stessa Chiara sia stata trascinata per terra dal suo aggressore e che in quella fase possa aver raccolto del materiale genetico del figlio Andrea che, a margine di tutto, dice un laconico “boh ...vedremo”.

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