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Cronaca nera

Droga, violenze sessuali e omicidi: è allarme nel carcere della Dogaia a Prato

Il procuratore Luca Tescaroli denuncia una “situazione di grave illegalità”

Carcere Prato

L’uso di droghe, le minacce, i ricatti, le violenze sessuali e a volte, purtroppo, l’omicidio. A lanciare l’allarme è il procuratore Luca Tescaroli che denuncia una “situazione di grave illegalità” all’interno del carcere della Dogaia a Prato. Tescaroli chiede maggiore sicurezza e per averla ha bisogno di personale e controlli medici-radiologici, per evitare l’accesso di droghe. Nella richiesta c’è certamente la necessità degli investigatori di arrivare al termine delle indagini.

Nell’istituto penitenziario, dal 2020, il procuratore ricorda alcuni dei fatti. Il primo, un 32enne nigeriano ucciso dai suoi compagni di cella. La vittima è stata colpita più volte al fegato fino a causargli un’emorragia interna. Per questa tragica vicenda due albanesi e un italiano sono indagati per omicidio preterintenzionale. Poi si passa alle violenze sessuali. Quella del 2020, in cui l’uomo era entrato in carcere per la prima volta nella sua vita e si è trovato a subire ripetuti abusi da parte di un 36enne e un 47enne. Lo avrebbero percosso con una mensola di legno fino a causargli lesioni molto gravi. L’altra vicenda è del 2023. Un detenuto brasiliano di 32 anni è accusato di avere violentato il compagno di cella, un pachistano di 33 anni. Lo avrebbe afferrato per il collo e minacciato di tagliargli la gola con un rasoio per costringerlo.

Nelle indagini sulla Dogaia ci sono anche i detenuti che sarebbero stati picchiati perché costretti a procurarsi droga durante i permessi. Infatti il 15 settembre un familiare di un detenuto della terza sezione di Media Sicurezza si stava preparando a un colloquio e sotto la lingua nascondeva 7,4 grammi di hashish.

Altre perquisizioni hanno permesso di arrivare a cinque cellulari. E per nascondere i telefoni si arriva a scavare nei muri e nei pavimenti. Poi smartphone senza e con Sim ritrovati incastrati tra i muri dei bagni o nei pavimenti. Altri addirittura con codici Pin e nel vano delle scale. Il totale è di tredici apparecchi sequestrati e di cinque sentenze di condanna.

Insomma, Tescaroli chiede legalità in un carcere che conta in tutto 646 detenuti e che ha un grave problema di sovraffollamento.

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