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Famiglia sterminata, stretta sul killer

Stazioni, porti e aeroporti: sorveglianza in tutta Italia. La pista che porta in Inghilterra

Famiglia sterminata, stretta sul killer
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«Trovatelo, catturatelo, giustiziatelo». Non usa mezzi termini Sirajul Islam, il padre di Kamal Uddin, terza vittima del killer di Casalotti assassinato dal connazionale che credeva fosse suo amico, Shahadat Hossain, 43 anni, in fuga da oltre 48 ore. Chiede giustizia sommaria il genitore, come quella in uso in Bangladesh nei casi di omicidi efferati. Ovvero quando l'assassino si accanisce su una bambina di 8 anni, come Arrowa Islam, per tutti Alicia, massacrata assieme ai suoi genitori a colpi di mannaia.

La polizia, intanto, avrebbe stretto il cerchio attorno al fuggitivo, sorvegliando stazioni ferroviarie, porti, aeroporti e, soprattutto i confini con i Paesi vicini. Come la Francia, da cui facilmente potrebbe raggiungere la Gran Bretagna dove Shahadat ha moglie e figli. Non solo: perquisizioni nei quartieri romani in cui la presenza di cittadini bangladesi è forte e dove il latitante, accusato di triplice omicidio volontario pluriaggravato e lesioni, potrebbe trovare rifugio. Passata al setaccio Frosinone, la provincia ciociara dove l'uomo aveva la residenza. E dove aveva chiesto, un anno fa, asilo con lo stato di rifugiato politico. Sì perché Shahadat in patria aveva tentato la carriera di amministratore con il partito di centro destra, il Bangladesh Nationalist Party. Senza successo. E dalla frazione di Noakhali, distretto di Companiganj, lo stesso paese di Kamal, il 43enne presunto omicida parte in cerca di un paese amico, dove chiedere un permesso di soggiorno per motivi umanitari. La polizia lo cerca anche in luoghi isolati, come casolari abbandonati alla periferia della capitale, dove potrebbe essersi nascosto per pianificare la fuga. L'ultima cella agganciata dal suo cellulare, nella notte tra venerdì e sabato, è in una zona poco distante dal quartiere Casalotti, teatro del triplice omicidio. Poi più nulla. Al momento non si esclude alcuna ipotesi, compresa quella di un possibile gesto estremo, tanto che viene perlustrato anche il Tevere.

A Roma Shahadat aiutava le massaie a portare la spesa. L'ha fatto tante volte con la moglie di Kamal, Jahan Momotaj Hosenne, tanto da innamorarsene perdutamente. Qualcuno sostiene che fra lui e la 38enne, uccisa per prima assieme alla figlioletta, ci fosse più di un'amicizia. Tanto che Kamal aveva chiesto alla comunità bangladese la sua espulsione. Per altri quella di Shahadat era solo un'ossessione. Abitava a pochi metri dalla famiglia di Kamal, una palazzina di due piani costruita abusivamente a Casalotti, e quasi tutti i giorni bussava alla loro porta. Soprattutto quando Kamal era fuori, a lavorare al Dem, il supermercato di quartiere. Una delle ipotesi degli investigatori è che la strage sia stata premeditata proprio dopo aver scoperto l'intenzione dei connazionali di allontanarlo. L'esame sui cadaveri conferma che la mattanza è avvenuta in due tempi. Shahadat uccide prima la donna «amata» e la bambina, le nasconde sotto il letto e pulisce con acqua e varechina il sangue sul pavimento e sulle pareti. Poi, quando rincasa Kamal, ammazza anche lui a colpi di mannaia. L'uomo lo nasconde dietro il divano, contro una parete. Infine, quando torna anche il figlio 20enne, Amir «Onion» Uddin, lo colpisce dopo un drammatico corpo a corpo. Amir, però, riesce a fuggire facendo partire la caccia all'assassino. Il ragazzo è ricoverato nella terapia intensiva neurochirurgica al Policlinico Gemelli, dove è stato sottoposto a un intervento per una frattura cranica con ematoma.

La prognosi resta riservata. A piazzale Clodio è stato aperto un fascicolo per omicidio e lesioni e nelle prossime ore verrà disporrà l'autopsia sui corpi delle vittime. A coordinare le indagini è il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini.

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