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Cronaca nera

“Ho 147 giga di dati della polizia”. L’hacker di Revolut vuole 3 milioni

Usata la Pec rubata di una Prefettura. È allarme banche. L’opposizione: “Piantedosi spieghi”

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Ci saranno indagini, verifiche sulle falle di sicurezza e interrogazioni parlamentari, ma intanto il dato c’è ed è, non poco, inquietante: 147 gigabyte di dati interni delle forze dell’ordine sono finiti nelle mani degli hacker. Un gruzzolo prezioso, che i «pirati» minacciano di vendere se non verrà pagato un riscatto da 3 milioni in criptovalute. Entro 24 ore. Da almeno due mesi, fingendosi poliziotti italiani, il gruppo conosciuto col nickname «IAmNotAVillain» è riuscito a ottenere da Revolut, la popolare banca digitale lituana, un’ingente quantità di materiale. Contattato dal Financial Times tramite Telegram, ha rivendicato l’attacco, spiegando di avere raccolto dati riservati di quasi 700 clienti dopo aver compromesso un sistema di posta elettronica certificata del ministero dell’Interno italiano.

Revolut sarebbe stata ingannata da un finto «Ordine di Indagine Europeo», utilizzato per ottenere un gran numero di file. È stato possibile perché la richiesta è partita da una Pec riconducibile alla prefettura di Reggio Calabria. Non si è trattato di una svista di un funzionario, perché l’account, da quanto è stato ricostruito finora, era originale. Gli hacker si sono infiltrati infettando il pc e rubando le password presenti. E la banca, convinta appunto che la richiesta arrivasse dalle forze dell’ordine, ha acconsentito a fornire indirizzi, telefoni, foto, cronologie di transazioni. Tra i più precisi nel riferire la ricostruzione del fatto, c’è stato, su X, Korra, portavoce di Duel.com, sito di criptovalute e betting. «Abbiamo voluto diffondere queste informazioni il prima possibile- si legge nel post - affinché tutti sapessero come è stato possibile». «IamNotAVillain» avrebbe utilizzato una strategia «a pioggia», inviando centinaia di Id di transazioni in criptovalute a Revolut e chiedendo i dettagli dei conti. Le transazioni, infatti, nella blockchain sono sempre visibili, quello che può essere oscurato è il portafogli usato per i passaggi di denaro. Per compiere gli accertamenti, la procura reggina, guidata da Giuseppe Borrelli, ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di intrusione in un sistema informatico di pubblico interesse. Al momento gli investigatori non hanno la certezza che sia stato compromesso un pc della Prefettura reggina, in possesso, peraltro, di documenti delicatissimi per l’Antimafia o del Viminale. Vanno inoltre accertate la natura e l’estensione della compromissione, anche per stabilire se vi siano stati accessi in altre strutture e sistemi delle forze dell’ordine.

E mentre le opposizioni hanno depositato una interrogazione urgente al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, l’Autorità Garante della Privacy ha annunciato un’indagine immediata.

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