Dopo Garlasco, ci sono altri casi chiusi con sentenze passate in giudicato che potrebbero ammettere un cambio di prospettiva e quindi un tentativo di revisione del processo? Secondo parte dell’opinione pubblica è quello che potrebbe accadere per l’omicidio di Yara Gambirasio, scomparsa il 26 novembre 2010 da Brembate di Sopra e trovata morta tre mesi più tardi in un campo di Chignolo d’Isola, dove era deceduta il giorno stesso della scomparsa per i traumi subiti a seguito di un’aggressione e l’ipotermia dell’inverno bergamasco. Per quel delitto fu condannato con sentenza definitiva nel 2018 Massimo Bossetti, un muratore di Mapello che, secondo alcune persone, sarebbe innocente, come si dichiara da sempre. Tuttavia il suo Dna è stato rinvenuto su alcuni indumenti della vittima.
Recluso nel carcere di Bollate, Bossetti ha rilasciato un’intervista per il documentario del 2024 “Il caso Yara - Oltre ogni ragionevole dubbio” di Gianluca Neri. Proprio lui ha raccolto tutto il materiale in un libro, “Ignoto 1 - Il caso di Massimo Rossetti e Yara Gambirasio. Tutti i fatti inediti sull’indagine che ha diviso l’Italia”, da oggi in tutte le librerie. Ma di cosa parla il volume?
Di cosa parla Ignoto 1
Come si compendia una vicenda lunga e particolare come questa? Neri ci prova, partendo dall’inizio, ovvero dalla sparizione di Yara Gambirasio: il fruitore medio di true crime potrebbe non averne contezza, proprio a causa delle sue caratteristiche. È il 2010 e solo pochi mesi prima è scomparsa un’altra adolescente - Sarah Scazzi - poi risultata uccisa, per il cui delitto sono state successivamente condannate la cugina e la zia, mentre lo zio avrebbe ricevuto una pena per occultamento di cadavere.
Benché Yara come Sara rimane, nell’immaginario collettivo, cristallizzata nei suoi pochi anni di vita, nelle foto in cui sorride felice, il retroterra è completamente differente: i Gambirasio sono riservati, lontani dalle luci delle telecamere, l’unico sfogo che si permettono sono i messaggi che continuano a mandare sul telefonino muto della figlia spirata in quel campo mentre stringeva un ciuffo d’erba.
Neri analizza l’ambiente vicino a Yara Gambirasio: la famiglia, la scuola, la palestra. Per poi passare a raccontare le indagini, la figura della pm Letizia Ruggeri, i ritardi fisiologici nelle ricerche, i buchi nell’acqua - in particolare alla voce Mohammed Fikri, l’operaio marocchino che una malatraduzione portò a un iniziale arresto - le possibili piste, il ritrovamento del Dna e la ricerca di quell’Ignoto 1 che dà il titolo al libro. Alla fine delle indagini il Dna di Ignoto 1 fu attribuito a Bossetti, che fu poi processato e condannato.
Tutti questi passaggi - le indagini, l’arresto, il processo, gli scenari successivi - vengono passati al setaccio da Neri, che specifica nella nota iniziale del suo volume: “Questo lavoro si basa su un’accurata analisi di fonti ufficiali, come gli atti dell’indagine e le trascrizioni delle udienze, considerate centrali per garantire la massima fedeltà alla narrazione dei fatti”.
Le piste alternative e i buchi nell’acqua
Il risvolto più interessante di “Ignoto 1” è probabilmente in tutto ciò che forse l’opinione pubblica ha dimenticato, tutti quei filoni collaterali che per una serie di casi hanno costellato i telegiornali ma alla fine si sono rivelate essere false piste. Probabilmente il caso più noto e ricordato è quello di Enrico Tironi, un giovane che disse di aver riconosciuto Yara Gambirasio con due uomini la sera della scomparsa, ma Tironi ritrattò, sebbene successivamente una sua dichiarazione sibillina in tv sollevò più di un sopracciglio.
Tra le altre vicende collaterali quella di un ragazzino che nascose un falso messaggio cifrato su Wikipedia, un mitomane che contattò l’ex parroco di Brembate don Corinno asserendo di essere un agente segreto, le diverse persone su cui si sono dirette per poco le indagini (fino a rivelare l’estraneità), la presunta pista mafiosa.
Nel libro di Neri trova spazio anche la vicenda di Sarbjit Kaur, la ventenne indiana il cui corpo venne rinvenuto sulla sponda del Serio a dicembre 2010. La sua morte resta per molte persone misteriosa: archiviata come suicidio, solleverebbe ancora interrogativi relativi alla scena del crimine e alla mancata analisi del tampone vaginale. C’è infatti chi crede che quello di Sarbjit Kaur sia stato un omicidio e che possa essere collegato al delitto di Yara Gambirasio, ma anche ad altri omicidi irrisolti avvenuti nella Bergamasca. Una suggestione? Sta al lettore decidere di farsi un’idea.
La parte finale del libro di Neri è dedicato a tutto ciò che è accaduto dopo la condanna di Bossetti: la battaglia della sua difesa per i reperti, l’indagine sulla pm Ruggeri poi archiviata, i ricorsi, la Cedu. Non si sa cosa accadrà in futuro, se ci sono davvero i margini per quella revisione sulla condanna a Bossetti che alcuni si aspettano. “Ignoto 1” traccia un compendio interessante e il lettore si interroga, ma la dicotomia nell’opinione pubblica è da tempo tracciata e per il momento gli indizi che hanno portato alla condanna di Bossetti sono l’unica verità giudiziaria.
