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Cronaca nera

Il fentanyl spunta a Tor Sapienza. “Si vende facile, fa gola alle mafie”

Una partita di dosi sta circolando per le strade di Roma, dopo il furto di fiale all’ospedale israelitico: l’Italia alza la guardia. Il decreto per controllare il giro degli oppioidi e i precedenti di Perugia, Piacenza e Aosta

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Avrà 30 anni o poco più. Resta immobile sul marciapiedi. Le braccia a penzoloni, lo sguardo del tutto assente, la schiena piegata in due. Poco più in là la stessa scena: un altro zombie riverso su se stesso a fianco di un cestino dell’immondizia.

Solo il fentanyl può ridurre in quelle condizioni pietose. Ma non siamo a San Francisco né a Baltimora. Siamo a Tor Sapienza, a Roma, dove qualcosa sta cambiando. La droga nel quartiere c’è sempre stata, di tutti i tipi. Ma da un po’ di tempo i residenti segnalano che negli angoli degli spacciatori c’è un via vai diverso, più fitto. E anche i furti nelle case sono aumentati. Tanto che alcuni cittadini si sono così organizzati in un comitato che promuove passeggiate serali: non ronde, precisano i promotori, ma un presidio di osservazione per segnalare eventuali reati alle forze dell’ordine. Intanto proseguono i controlli dei carabinieri nelle aree più sensibili. L’oppiodie sintetico è arrivato in Italia. Non in quantità clamorose, ma quei ragazzi addormentati in piedi dimostrano che qualche partita di dosi sta circolando.

La mappa italiana

Non si tratta del primo allarme. Negli anni scorsi è stata individuata una partita di fentanyl, mescolato all’eroina, nella zona di Perugia. E poi casi anche a Palermo e ad Aosta, dove è stato fermato un uomo di 50 anni. Solo nel 2023 Europol e Interpol hanno individuato in Europa circa 400 laboratori clandestini: alcuni, purtroppo, anche in Italia. Il precedente più significativo risale a un’importante operazione congiunta tra la Guardia di Finanza italiana e la Dea americana. In quell’occasione è stato individuato un laboratorio clandestino a Piacenza, che fungeva da snodo cruciale per il traffico internazionale.

Le mani delle mafie

Per ora, tra il 2018 e il 2023, sono state sequestrati 123 grammi, 28 compresse, 41 confezionamenti di vario tipo tra cerotti e scatole di medicinali. Ma è chiaro che sull’oppioide sintetico ruotino pesanti interessi della malavita che stanno provando a sfondare il mercato: basti pensare che da un kg di polvere di Fentanyl, che costa 10mila euro al mercato nero, è possibile ricavare un milione di pillole. Queste ultime, vendute in media a 20 euro l’una, producono fino a 20 milioni di euro di ricavo. È quindi ovvio che la malavita sia fortemente interessata a questo mercato, caratterizzato da pochi rischi e molti guadagni.

Lo stesso procuratore di Napoli, Nicola Grattieri, ha messo in guardia: «Si tratta di una droga facile da vendere e per questo fa gola alle mafie».

Il furto in ospedale

A luglio il comandante del Raggruppamento operativo speciale dei Carabinieri, Vincenzo Molinese, in audizione alla Commissione parlamentare Antimafia, ha commentato: «Il fentanyl è un fenomeno da monitorare». E ha spronato a considerare un campanello d’allarme il furto delle 80 fiale all’ospedale israelitico di Roma. Senza voler lanciare allarmismi, Molinese ha detto che «non si registrano al momento segnali di coinvolgimento della criminalità organizzata, ma questo non vuol dire che non ci siano. Il fenomeno non è grave come nel nord America, ma va monitorato».

Il decreto anti zombie

Il decreto Fentanyl del Ministero della Salute, appena approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, introduce regole più rigide su custodia e tracciabilità digitale per i farmaci a base di stupefacenti e psicotropi, fentanyl compreso.

Dopo il caso dell’ospedale romano, sono previsti sistemi informatici con autenticazione obbligatoria degli operatori, profilazione degli accessi e registrazione storica di ogni operazione o rettifica. Anche i controlli saranno più frequenti per verificare la corrispondenza tra le scorte fisiche di farmaco e i dati dei registri. Per conservare le fiale, sono obbligatorie casseforti inamovibili e, nei casi necessari, sistemi di videosorveglianza e controllo degli accessi nei locali di conservazione.Tempi di adeguamento. Il governo si è mosso a priori. Esattamente l’opposto di quello che è accaduto nelgli Stati Uniti: oltreoceano la dipendenza di oppioidi è stata di fatto «promossa» dal sistema sanitario, in Italia si cerca di bloccare sul nascere un’«epidemia». E questi primi segnali a Roma danno inizio a una battaglia, per ora silenziosa.

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