Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:32
In evidenzaAggiornato alle ore 11:32
Cronaca nera

La verità su Fakir nella bodycam di uno degli agenti: un litigio in strada

Le immagini sono state trasmesse in esclusiva dal Tg1. Prima l’uomo si scaglia contro un’auto, poi arriva la Polizia

L'intervento degli agenti per calmare Abderrahim Fakir, terminato nell'immobilizzazione che ne ha causato la morte, Bologna, 23 luglio 2026. ANSA

Un solo evento, dai confini cronologici chiari – tra le 11.59, ora della prima richiesta di intervento alla polizia (che arriva in 16 minuti), e le 12.53, quando viene dichiarato il decesso di Abderrahim Fakir. Un solo evento la cui ricostruzione, essenziale per comprendere eventuali responsabilità, è affidata al racconto dei testimoni, ai filmati girati dai presenti e dalla bodycam privata di uno dei due agenti, intervenuti per fermare l’uomo di origini marocchine, in evidente stato confusionale, dopo aver tentato per decine di minuti di calmarlo mantenendosi a distanza.

I residenti filmano Fakir steso per terra che urla «mi vogliono ammazzare», in forte agitazione, già prima che arrivi la polizia.

L’uomo è ancora ßche grida quando arrivano gli agenti che, come prova un video mostrato dal Tg di La7, provano a calmarlo, invano.

Poi, al passaggio di un’auto, Fakir colpisce il veicolo. I due occupanti scendono dalla macchina per chiedergli conto del gesto, e a quel punto i due agenti intervengono - attivando la bodycam che riprende tutto per cinquanta minuti, compresi i circa 5 della fase di contenimento - per impedire la colluttazione.

Il Tg1 ha mostrato ieri i primi istanti del video, in cui i poliziotti separano i due da Fakir e atterrano quest’ultimo. Che si dimena, urla e oppone resistenza. Morde anche alla gamba uno degli agenti, refertato poi con 12 giorni di prognosi ma solo per le ferite che si è provocato alle ginocchia appoggiandosi sull’asfalto durante il contenimento. Quando dopo alcuni minuti uno dei poliziotti si alza, lasciando solo il collega a legare le caviglie di Fakir, questi smette di gridare e di muoversi. Il poliziotto lo scuote, gli gira il viso e, preoccupato, chiede ai soccorritori del 118 - chiamati già a inizio intervento, alle 12.17 – di avvicinarsi, e i sanitari, compresa la gravità della situazione, iniziano il tentativo di rianimazione.

C’è un video anche di questa fase, fornito all’Ansa dall’avvocato dei familiari di Fakir, Fabio Anselmo, che mostra la rianimazione che avviene mentre l’uomo è ancora ammanettato e con le caviglie legate, circostanza per il legale «inammissibile» e la cui responsabilità sarebbe degli agenti.

Non è d’accordo Gabriele Bordoni, legale dei due poliziotti, che ricorda come fosse loro dovere consegnare l’uomo ai sanitari in sicurezza, e che semmai sarebbe spettato ai soccorritori, se avessero considerato Fakir non più pericoloso, liberargli mani e piedi.

Ancora Bordoni conferma al Giornale che i due agenti avevano richiesto subito al 118, e per due volte, l’invio sul posto di un medico ma, non essendone disponibile uno, la centrale aveva inviato l’ambulanza con i soccorritori volontari.

In attesa dell’esame autoptico che sarà effettuato stamattina da un team guidato dal medico legale Valentina Bugelli di Parma, la procura di Bologna ieri ha delegato la squadra mobile a effettuare una perquisizione nella casa dove abitava la vittima, interrogando anche il cugino suo convivente per capire quali fossero le sue condizioni psicofisiche nei giorni precedenti. Si cercano altri tasselli utili a mettere in fila gli eventi di domenica mattina in via Italo Svevo, al Pilastro e a comprendere che cosa e perché è andato storto quel giorno.

Per farlo, gli investigatori valutano gli altri eventi che hanno recentemente visto protagonista il 42enne marocchino. Come l’episodio del 12 giugno a Castello D’Argile, quando Fakir avrebbe dato in escandescenza finché gli inquilini di un condominio lo avevano fatto allontanare dai carabinieri. Pochi giorni dopo, il 20, l’uomo si era poi presentato con ferite a un braccio, forse autoprocurate, all’ospedale Maggiore di Bologna, chiedendo di parlare con uno psichiatra: anche la documentazione di quest’accesso è ora nel fascicolo della procura.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.