«L’ho vista e sono andato via». Tony, il compagno di Noemi Impellizzeri, la 34enne trovata impiccata il 23 agosto nel suo appartamento a Riposto (Catania), già sapeva della sua morte quando, tornato in casa della donna insieme al fratello di lei, c’erano i vigili del fuoco. Chiamati dai vicini per spegnere un incendio, hanno fatto l’amara scoperta intorno alle 5 di domenica. L’uomo è indagato per omicidio.
Ammette di essere passato da Noemi alle 2,30 di sabato, di aver trovato la porta aperta e di averla vista impiccata. A quel punto sostiene è andato via e ha cercato, senza esito, di avvisare i familiari della donna, non le forze dell’ordine perché «non c’era più nulla da fare». Elemento, questo, che alimenta i dubbi sulla ricostruzione dei fatti. Per il suo legale, Ivan Siragusa, l’iscrizione nel registro degli indagati è un «atto dovuto» per consentire l’autopsia.
Sono tanti i punti oscuri: i familiari non credono al suicidio; Tony dice che lei avrebbe minacciato di farla finita anche venerdì, dopo un litigio. Racconta che Noemi era rientrata a casa di lui di notte, cosa che lo avrebbe contrariato. Per questo le avrebbe chiesto di tornarsene a casa sua con chi le aveva fatto compagnia quella sera, ma, vedendola andare a piedi, l’avrebbe raggiunta e accompagnata lui stesso. Aggiunge che Noemi lo avrebbe videochiamato mostrandogli una corda e poi gli avrebbe detto di voler cercare su Youtube come fare il nodo per mettere in atto il gesto estremo. Lui non avrebbe dato peso alle parole di Noemi, che diceva di voler raggiungere in cielo il suo ex. Venerdì lei non gli avrebbe risposto al telefono né si sarebbe collegata a internet. Nelle prime ore di sabato, non ottenendo risposta, Tony sarebbe entrato in casa trovandola morta. Ritiene che si sia suicidata venerdì dopo la loro videochiamata.
La morte di Noemi si tinge di giallo: i carabinieri indagano a 360 gradi. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella del femminicidio mascherato da suicidio e l’incendio usato per cancellare le tracce o distruggere il cadavere. Non si esclude nemmeno che la ragazza fosse in compagnia di qualcuno che, vedendola morire per un incidente o per cause naturali, abbia inscenato il suicidio e dato fuoco all’appartamento. Non convince il comportamento di Tony che si definisce «amico» di Noemi, e parte delle indagini sono volte proprio a inquadrare il rapporto che sussisteva tra i due.
Fondamentali per risolvere il giallo saranno le telecamere di videosorveglianza della zona, le celle telefoniche agganciate nei giorni che vanno dal litigio al ritrovamento del corpo, e gli esiti dell’autopsia, che al momento dividono i periti. Ieri l’ultimo saluto a Noemi, che lascia tre bambini.
