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Cronaca nera

Madri sconfitte vedono i figli come estranei

Con quei figli violenti e scriteriati, che hanno agito per “noia e divertimento”, hanno perso la battaglia più difficile, quella di essere genitori

Un frame estratto da un video delle telecamere di sorveglianza prese in esame dagli inquirenti mostra la minicar utilizzata per le aggressioni del 4 e 5 ottobre a Roma, tra cui quella che ha provocato il grave ferimento dell'attore Davide Iacopini, tuttora ricoverato in prognosi riservata. L'auto � stata sequestrata nella notte da carabinieri e polizia locale e i due soggetti denunciati, di 16 e 17 anni, hanno confessato. Roma, 14 ottobre 2026. ANSA NPK

La vigliacca vicenda della microcar getta una luce sconcertante sui due giovani protagonisti, 16 e 17 anni, accusati di tentato omicidio e lesioni. Per interpretare quelle vili aggressioni si interpellano psicologi e sociologi, si ascoltano amici e professori: intanto un uomo di 40 anni ha subito due operazioni neurochirurghe e non si sa come se la caverà. Noi ci soffermiamo qui sui genitori, in particolare sulle madri, che hanno già parlato: non ci eravamo accorte di niente, non ce lo aspettavamo, non hanno capito quanto fosse grave, ora sono terrorizzati. Provo per loro compassione umana, certo non sono le colpevoli: ma le sconfitte sì. Con quei figli violenti e scriteriati, che hanno agito per «noia e divertimento», hanno perso la battaglia più difficile, quella di essere genitori. Un giorno terribile, d’improvviso, ti ritrovi a guardare tuo figlio come un estraneo, metà uomo e metà niente, autore di un crimine che poteva dare la morte a una o più persone. Gli accusati, come hanno detto gli inquirenti, provano «totale indifferenza verso l’altro». E noi dove eravamo mentre in loro cresceva quello sconosciuto senza sentimenti? E noi cosa abbiamo fatto, davvero, ogni giorno, con costanza estenuante, con ogni antenna a disposizione per intercettare la loro metamorfosi? Crescere un figlio è un’avventura che dura tutta la vita: certo che contano l’educazione, l’esempio, le amicizie sbagliate e anche la società in affanno che i ragazzi li trascura volentieri. Ma alla fine resti tu, madre o padre, che quel figlio l’hai messo al mondo e ti è sfuggito. Scopri che ha sprecato i suoi anni, e i suoi molti o pochi talenti scegliendo l’aridità del cuore. È un ragionamento infinito e difficile. Un figlio non è un clone, ti somiglia forse nel colore degli occhi, per il resto è altro da te. Devi capirlo: è una persona per la quale puoi solo costruire pezzo per pezzo ali forti per volare. E indicargli la direzione giusta, sperando che la segua.