Jacopo Trabattoni era solo nei campi di cascina Bottedo il giorno in cui è morto folgorato su un traliccio dell’alta tensione? O era al telefono o in chat con qualcuno mentre si arrampicava a oltre 20 metri di altezza? Le circostanze della morte del 15enne di Lodi, studente di liceo artistico e appassionato di parkour, restano un giallo.
Le indagini sono affidate alla Squadra mobile di Lodi e coordinate dalla Procura guidata da Laura Pedio, che ha aperto un fascicolo al momento senza indagati e senza ipotesi di reato. L’incidente risale alla serata di venerdì nelle campagne che si trovano tra Lodi e Lodi Vecchio. I pm hanno disposto l’autopsia sul corpo del ragazzo, che non è stata fissata. La vittima aveva segni di ustione, compatibili con l’ipotesi del folgoramento. Il 15enne è figlio di due professionisti noti in città. Aveva appena cominciato a frequentare il secondo anno al liceo artistico, dopo essere stato iscritto allo scientifico. Praticava parkour in una società sportiva di Lodi. Venerdì pomeriggio è uscito di casa in bici e poi è salito sul traliccio della Terna, dove i cavi dell’alta tensione lo hanno ucciso. Ai vigili del fuoco è toccato portare a terra il cadavere dell’adolescente.
Secondo le prime testimonianze, lo stesso giorno Jacopo si era disteso per strada fingendosi morto e una donna in auto aveva rischiato di investirlo. Poi si era alzato e allontanato con la sua bici. Gli investigatori cercano di capire se i due episodi siano in qualche modo collegati. Al vaglio - ancora sul tavolo - anche l’ipotesi di una sfida social e che il ragazzo fosse in contatto con qualcuno mentre si arrampicava. Anche se la madre, Gioia Farina, ha fermamente escluso questa possibilità. Qui però si innesta il mistero dello smartphone. Quello ritrovato ai piedi del traliccio non sarebbe appartenuto al 15enne, mentre il suo non sarebbe stato ancora trovato. Solo con il telefono sarebbe possibile setacciare le sue chat, telefonate e eventuali dirette web negli attimi della tragedia. Mentre la foto dalla cima di un traliccio che lui stesso aveva messo su Instagram sarebbe stata scattata in un momento precedente - ore o giorni? - e in un altro luogo rispetto a quello della morte. Infine c’è da capire se la vittima fosse sola poco prima di arrampicarsi o se al contrario qualcuno lo avesse accompagnato e abbia assistito alla sua morte.
«Ho visto che qualcuno si è lanciato in conclusioni e non parliamo dello sciacallaggio che c’è stato sui social, che io voglio condannare - interviene il sindaco di Lodi, Andrea Furegato -. Non so cosa sia successo, ma quello che posso dire è che credo che, in un caso come questo, ci voglia molta sobrietà nel racconto e, se si fanno ipotesi, devono essere corroborate da fondamenti investigativi, visto che parliamo di un minore e di una tragedia. È una tragedia e esprimo assoluta vicinanza a una famiglia lodigiana per bene, un abbraccio forte ai genitori, ai fratelli, ai nonni e a tutti i cari del ragazzo, sono cose che non dovrebbero accadere».
