Un dolore improvviso e lancinante alla spalla, la macchia di sangue sulla manica e lo sguardo rivolto verso l’alto, alla ricerca di un “cecchino” invisibile tra i palazzi di via della Giuliana: a raccontare la paura vissuta in quei momenti terribili del pomeriggio di ieri, lunedì 14 settembre, è la vittima del misterioso ferimento che ha scosso il quartiere Prati, a due passi dal Vaticano. Cristina Stillitano, scrittrice e giornalista di 50 anni colpita da un pallino sparato da un’arma ad aria compressa, ha rotto il silenzio per denunciare quanto accaduto ed esprimere tutta la propria preoccupazione per un episodio che sembra proprio non essere isolato.
I fatti si sono verificati poco dopo le ore 15.00, mentre la vittima stava camminando lungo via della Giuliana a Roma. “Ho sentito una forte botta mentre stavo parlando al telefono”, spiega la donna, “un dolore, poi ho visto il sangue sulla maglietta e mi sono subito bloccata”. Istintivamente si volta, alla ricerca del responsabile, nella convinzione che qualcuno le avesse sferrato un pugno o lanciato un oggetto da un motorino in movimento, ma intorno a lei non c’è nessuno, e la strada è quasi deserta: “Poco dopo mi sono resa contro che mi avevano sparato con qualche tipo di arma, probabilmente ad aria compressa, e da una certa distanza. La maglietta era forata e anche nella carne si vedeva un foro netto e preciso, di circa 5 millimetri”.
Stillitano chiede aiuto a un giovane straniero, ma anche il ragazzo non si era accorto di nulla: “Il sangue continuava a uscire e c’era un buco sulla pelle, proprio sotto la spalla: non voglio pensare a cosa sarebbe potuto accadere se mi avesse preso più in alto”. Sul posto, dopo aver ricevuto la segnalazione dalla scrittrice, sopraggiungono i carabinieri, che la conducono in farmacia per ripulire e disinfettare la ferita. A rendere ancora più inquietante l’episodio è il fatto che non sembri un caso isolato: “La ristoratrice qui dietro ha detto che giorni fa aveva raccolto altri pallini, ma secondo me diversi da quello che mi ha colpito, e che si dice in zona che c’è qualcuno che si diverte a sparare per strada”. “Non lo so, ma bisogna fermarlo perché qui passano tante persone e soprattutto tanti bambini, tanti amici, conoscenti...e poi anche mio figlio, noi abitiamo nel quartiere”, racconta ancora la vittima, “a me ha colpito un proiettile più che un pallino di plastica come si vede dalle conseguenze. Non è possibile”.
“Al pronto soccorso del Santo Spirito i medici hanno appurato che questo proiettile, verosimilmente di piombo o altro materiale radiopaco, è ancora in profondità nel mio braccio sinistro”, aggiunge la giornalista, “e per rimuoverlo è indicato un intervento di chirurgia specialistica”. “L’ha quasi trapassato come si vede dalla Tac e dalla radiografia che mi hanno fatto in ospedale, dove ho trascorso la notte: ma per toglierlo ora serve un’operazione”. “Ci tengo a ringraziare i carabinieri della stazione Prati, che si sono subito attivati per aiutarmi e ricostruire l’accaduto, e tutto lo staff del pronto soccorso, in particolare la dottoressa Benucci, che mi ha assistito con tanta professionalità ma anche umanità”, sottolinea la vittima, “spero di potervi dare positivi aggiornamenti a breve. Ringrazio anche tutti gli amici e i conoscenti per la valanga di messaggi affettuosi e di solidarietà”.
Nel frattempo le indagini degli uomini dell’Arma procedono senza sosta, con l’obiettivo di individuare il responsabile, o i responsabili, di questi episodi reiterati, a quanto pare compiuti soprattutto nei confronti di donne: gli inquirenti stanno sentendo in queste ore esercenti e residenti della zona, nella speranza di raccogliere qualche indizio importante.
Quello di via della Giuliana è l’ultimo di una serie di episodi che dimostrano la diffusione capillare di armi ad aria compressa nel territorio romano: i registri delle forze dell’ordine sono colmi di sequestri e denunce simili. Tra i casi più emblematici c’è l’agguato avvenuto lo scorso 25 aprile a San Paolo ai danni di due esponenti dell’Anpi, ma anche i ripetuti spari contro i passeggeri dei bus a Fidene e alla Magliana. Un fenomeno pericoloso che in passato ha già rischiato di trasformarsi in tragedia, come nell’estate del 2018, quando una bambina fu centrata e gravemente ferita da un proiettile ad aria compressa mentre si trovava in viale Palmiro Togliatti.