C’è un morso, in questa storia, che vale più di qualsiasi arma. Il morso con cui una donna di 39 anni si è strappata dalle mani di chi la stava violentando, in un tardo pomeriggio di luglio che doveva essere come tanti altri: una corsa, il fiato regolare, il parco che si fa silenzioso mentre la luce cala.
Il Parco delle Cave, periferia sud-ovest di Milano, il 4 luglio, verso le sette di sera. La runner sta correndo con le cuffiette quando un uomo le si para davanti, le farfuglia qualche parola incomprensibile, poi la strattona e la getta a terra. Non c’è preavviso, non c’è dialogo possibile: solo il peso di un corpo estraneo, una mano che le serra la bocca per impedirle di urlare mentre lui inizia ad abusarne, palpeggiandola con violenza nelle parti intime. È il momento in cui molte vittime si spengono, si consegnano. Lei no: trova nel terrore la lucidità per mordere la mano che la soffoca, e quel morso basta a rompere la presa e a costringere l’aggressore alla fuga.
L’uomo si allontana di corsa, coprendosi il volto con una maglietta (nella foto) un istinto tardivo, perché poco dopo se la toglie, e da quel gesto negligente nasce la sua condanna: una telecamera di videosorveglianza del parco lo inquadra a volto scoperto. La donna, sotto shock, riesce comunque a raggiungere una passante e a chiedere aiuto: è lei a dare l’allarme al 112, è lei a permettere l’intervento delle «Volanti» dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico (Upgsp). E sarà la vittima stessa, nella denuncia, a fornire agli agenti della Squadra mobile una descrizione dei tratti somatici tanto precisa da diventare decisiva.
Il resto è il lavoro paziente dell’investigazione: gli uomini della Mobile, sezione «reati sessuali», guidati da Alfonso Iadevaia e Lucia Vitali, incrociano il racconto della vittima con i fotogrammi delle telecamere, restringono il cerchio, danno un nome e un volto a quell’ombra in fuga. Un egiziano di 25 anni, entrato in Italia irregolarmente ma poi regolarizzato con un permesso di soggiorno per motivi di lavoro, che fa l’operaio, senza altri precedenti se non quello per immigrazione clandestina profilo apparentemente ordinario di chi si è costruito, o ha provato a costruirsi, una normalità qui.
Martedì scorso lo trovano in zona San Siro, in piazzale Segesta. Lo arrestano in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip su richiesta della procura di Milano.
