L'infettivologo: "Forse giunti al picco, ma il contagio si sposterà in altre Regioni"

L’infettivologo rimarca l’importanza di fare i tamponi sia ai soggetti con sintomi gravi, sia a quelli che hanno sintomi leggeri

L'infettivologo: "Forse giunti al picco, ma il contagio si sposterà in altre Regioni"

Sottolinea che “forse” siamo arrivati al picco dell’epidemia e occorrerà vedere come il coronavirus si diffonderà in altre regioni. Massimo Andreoni, primario del reparto di Malattie infettive del policlinico Tor Vergata di Roma, cerca di essere ottimista ma allo stesso tempo invita a non abbassare il livello di guardia.

Secondo l’infettivologo, la fase stazionaria dei contagi di questi giorni è una notizia positiva e bisognerà vedere cosa succederà al Centro e al Sud Italia. Il direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) non si sbilancia su quanto averrà il picco dei contagi in quanto è meglio “essere cauti a fare queste valutazioni” e aspettare ancora qualche giorno.

Nel frattempo, è in continua crescita il numero dei morti e dei guariti. “È certamente terribile che in un solo giorno siano morte così tante persone - evidenzia il primario -. Ma il dato che ci aiuta a capire quanto si sta diffondendo il nuovo coronavirus rimane quello dei nuovi contagi. Altrettanto interessante sarà capire se e come il virus camminerà da Nord verso il Centro e il Sud”. In un'intervista al Messaggero, Andreoni spiega che per vedere l’effetto positivo delle misure restrittive è necessaria una diminuzione significativa dei nuovi contagi anche al Centro e al Sud.

E proprio al Sud, dove sono rientrate molte persone da Milano, ci potrebbe essere un’impennata di casi. Anche se l’infettivologo precisa che “è troppo presto per dirlo. Perché non basta aspettare solo i canonici 14 giorni, la durata dell'incubazione del nuovo coronavirus. Questo ci aiuterà solo a verificare se le persone partite risultano contagiate singolarmente”. Per Andreoni, dovremo attendete altre settimane per verificare se le persone contagiate al momento della partenza abbiano infettato altri soggetti una volta rientrate al Sud. “In questi casi - sottolinea il primario - a fare la differenza sarà stata la capacità delle regioni di Sud nell'aver intercettato le persone infette e anche i loro contatti, e di averle isolate o messe in quarantena”.

Infine, un accenno sui tamponi. L’infettivologo rimarca l’importanza di farlo sia ai soggetti con sintomi gravi, sia a quelli che hanno sintomi leggeri. “Per quest'ultimi, infatti - afferma Andreoni -, sapere di essere stati infetti o meno può fare la differenza in quarantena”. In sostanza il concetto espresso dal primario è: se la persona sa di essere stata contagiata si sente più responsabile, mentre “l’incertezza può compromettere la quarantena”.