Battisti resta in carcere: richiesta respinta e niente domiciliari

Duro attacco di Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso da Battisti e costretto a sua volta su una sedia a rotelle dopo l'agguato mortale al padre: "È proprio il sistema politico ad essersi dimostrato sgangherato e incapace di gestire le situazioni. Le cose si fanno senza neanche ragionare"

Battisti resta in carcere: richiesta respinta e niente domiciliari

Preso atto dei benefici ricevuti da alcuni boss ed affiliati mafiosi, che si erano visti "liberati" dal regime del carcere per passare agli arresti domiciliari a causa del potenziale pericolo di contagio da Coronavirus, anche Cesare Battisti aveva cercato di cavalcare l'onda e di avanzare lo stesso genere di richiesta.

Non gli è andata bene, tuttavia, come riportato da AdnKronos: i giudici del Tribunale di sorveglianza di Cagliari, infatti, hanno respinto l'istanza presentata dagli avvocati che tutelano gli interessi dell'ex componente dei Proletari armati per il comunismo. Battisti, dunque, rimane recluso dietro le sbarre del carcere di Oristano, all'interno del quale sta scontando la pena dell'ergastolo.

"Teme il contagio", avevano comunicato i legali al Tribunale di sorveglianza, nel momento in cui era stata presentata l'istanza di scarcerazione finalizzata all'ottenimento di una misura cautelare alternativa atta a limitare le possibilità di contagio da Covid-19. "Inoltre da un anno e mezzo è l’unico in isolamento di alta sicurezza ad Oristano e da allora non vede parenti".

Dopo essere finito in manette in Bolivia nello scorso 2019 per i quattro omicidi a lui attribuiti, l'ex terrorista aveva riconosciuto le proprie responsabilità nel momento del rientro in Italia. La condanna, dunque, arriva per aver assassinato Antonio Santoro, maresciallo del Corpo degli agenti di custodia (6 giugno 1978), il gioielliere Pierluigi Torregiani ed il macellaio militante nell'Msi Lino Sabbadin (16 febbraio 1979) e l'agente della Digos Andrea Campagna (19 aprile 1979).

Proprio il figlio di una delle sue vittime, Alberto Torregiani, si dice sollevato per l'esito del responso. "Ci ha provato, com'é giusto che sia dandogli la possibilità. Lo avrei fatto pure io. La fortuna è stata che si sono accorti di questo errore clamoroso fatto dal ministero di Grazia e Giustizia in tempo da non creare altre problematiche", dice il figlio del gioielliere ricordando il clamore suscitato dalle scarcerazioni dei boss, uno scandalo che ha travolto lo stesso Alfonso Bonafede. "Ma se Battisti fosse stato nella lista di quelli pronti a uscire, avrebbe creato dei grossi danni, politici più che morali. Il rischio ci poteva essere ma a quel punto sarebbe stato voluto. Trovo assurdo anche aver dovuto creare un decreto per poter riportare in carcere i mafiosi che loro stessi hanno liberato", attacca ancora Torregiani, rimasto paralizzato proprio durante l'agguato mortale al padre da parte di Battisti.

"È proprio il sistema politico ad essersi dimostrato sgangherato e incapace di gestire le situazioni. Nessuno si aspettava che si arrivasse a questo. Succede quando si scrivono decreti, leggi senza ragion dovuta. Le cose si fanno senza neanche ragionare. Qui non stiamo parlando di detenuti semplici, ma casualmente solo boss, 41 bis, personaggi noti. Non è tanto il fatto che Battisti abbia presentato richiesta di scarcerazione a farmi indignare, ma che qualcuno accetti tali richieste", aggiunge. "Non del povero disgraziato che può inventarsele tutte per uscire o star meglio in carcere: dobbiamo scandalizzarci che qualcuno lì fuori prima ha fatto fare l'evasione dei poveri cristi e poi ha messo giù una lettera di richiesta per fare uscire solo certi detenuti.

Ci troviamo un ministro che non guarda a queste cose, che non ha nemmeno chiesto scusa a noi vittime, firmando un decreto in fretta e in furia per correre ai ripari in una situazione irreparabile. Fosse veramente uscito cosa avremmo dovuto fare noi? È dissacrante ", conclude.

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