C'è davvero una guerra tra i due Papi?

Si parla sempre di uno scontro tra Papa Francesco e Benedetto XVI. Una narrazione che nasconde verità, ma anche molte semplificazioni

Nella Chiesa c'è davvero una guerra tra i due Papi?

L'ultimo capitolo è quello della Messa antica: Ratzinger l'ha difesa, Bergoglio l'ha ridimensionata. La saga prosegue da quasi otto anni. E forse il perché andrebbe ricercato nella situazione che è del tutto atipica: la Chiesa cattolica vanta un Papa regnante, ma pure un Papa emerito.

Gli ottimisti si aspettavano la calma piatta, la convivenza pacifica nel solco di un unico grande sistema. Solo gli ottimisti però. Perché era una chiaro che una certa tensione narrativa, con "due Papi" all'attivo, diviene quasi fisiologica. E spesso si arriva a parlare di "guerra" tra i pontefici, nonostante la versione ufficiale verta sulla concordia totale.

Il Papa è uno: è un fatto noto. Benedetto XVI lo ha ribadito più volte, ma ai ratzingeriani sembra non bastare. Ecco, i ratzingeriani e i bergogliani: forse, più che alla Curia e al duo vestito di bianco, la contesa interessa ai fedeli e ai seguaci dei due pontefici. Forse: perché neppure questo schema regge del tutto. Almeno non dal punto di vista della sintesi legata agli "schieramenti". Per facilità, ad esempio, vengono considerati "ratzingeriani" tutti coloro che si scagliano contro il Motu proprio Traditionis Custodes. Ma la questione non è affatto così semplice.

In difesa della Messa antica si è mosso un esercito composito di fedeli che non può essere riassunto esclusivamente attorno alla figura dell'Emerito. Se non altro perché, tra i "tradizionalisti", risiede pure chi Ratzinger lo critica eccome. Per le cronache, erano ratzingeriani pure i cardinali dei "Dubia", i critici di Amoris Laetitia, quelli in contrasto con l'esito del Sinodo amazzonico, i cattolici filo-Trump, coloro che guardano con favore al sovranismo, gli anti-Sinodo tedesco e così via: troppo facile metterla così.

Certo, esistono ambienti dottrinali, con tanto di cardinali, che richiamano gli insegnamenti di Benedetto come fossero monoliti teologici. Ma non tutti i cosiddetti ratzingeriani si oppongono a Francesco. E di certo l'ex vescovo di Roma non è in contrasto con il Papa regnante.

A leggere certe dichiarazioni qualche dubbio viene. I porporati Gherard Ludwig Mueller e Raymond Leo Burke non si sono risparmiati sulla Messa tridentina. Il secondo, stando al blog di Aldo Maria Valli, ha indicato di pregare affinché i fedeli "non cedano allo scoraggiamento che tale durezza necessariamente genera, ma che, con l’aiuto della grazia divina, perseverino nel loro amore per la Chiesa e per i suoi pastori". Il secondo, come racconta il blog di Sabino Paciolla, ha dichiarato che "invece di apprezzare l’odore delle pecore, il pastore qui le colpisce duramente con il suo bastone". Se non sono critiche provenienti dalla destra ecclesiastica, ratzingeriana per definizione, allora cosa sono?

I "fronti" sono un fatto noto, ma non sono soltanto due né si riferisco espressamente al pontefice regnante e al suo predecessore. Poniamo il caso del Summorum Pontificum: la ratio di Benedetto XVI poteva essere quella di evitare la fuga di massa verso la Fraternità San Pio X. Siamo così sicuri che il Motu proprio di Bergoglio parta da un presupposto contrario? Forse i tempi sono cambiati. Forse le priorità della Chiesa cattolica sono diventate altre. Forse il pontefice argentino deve porre rimedi a questioni nuove. Forse, quella che viene chiamata "guerra", è solo la reazione del basso a scelte diverse, per tempistiche difformi, in un contesto differente. La vera "guerra", se c'è, è tra coloro che pensano ad un'evoluzione di un tipo e coloro che invece preferirebbero una marcia indietro. E quindi la sfida sarebbe per la Chiesa cattolica del domani.

C'è chi vorrebbe un cattolicesimo aperto alle benedizioni per le coppie omosessuali, alla sovrapposizione liturgica con il protestantesimo, alle diaconesse. C'è anche vi vorrebbe una Chiesa aperta alla gestione ecclesiologica del laicato, all'assoluta parità dei sessi, all'estensione del diritto ai sacramenti, all'abbraccio al mondo in chiave culturale, all'accoglienza erga omnes, allo spostamento del baricentro cattolico verso continenti diversi dall'Europa. Altri puntano agli ecologismi, all'abolizione del celibato, al dialogo serrato con l'islam e così via. Battaglie che Bergoglio può condividere, non condividere o condividere solo in parte, a seconda del singolo caso.

C'è, di rimando, chi vorrebbe la strenua difesa della Messa tradizionale, la chiusura verso l'ambientalismo, il "no" secco all'abolizione del celibato e ad altre aperture dottrinali. Una parte di quel mondo critica gli istituti sovranazionali come l'Unione europea, la centralità cattolica europea, la priorità gerarchica della bioetica e delle questioni spirituali, il contrasto con il mondo contemporaneo. Molti propongono una critica all'accoglienza indiscriminata, la segnalazione dei pericoli apportati dal multiculturalismo, il ritiro strategico in attesa di tempi migliori e così via. In questo caso si parla di battaglie che Ratzinger, come prima Bergoglio, può condividere, non condividere o condividere in parte. Non esiste dunque un blocco unitario ideologico totalmente aderente al pensiero dell'uno o l'altro successore di Pietro.

Come premesso, non si tratta per forza di bergogliani "contro" ratzingeriani o di gruppi circoscritti e definiti, ma di sensibilità, anche non riassumibili e non per forza unite in materia d'indirizzo, che partono dal piano fideistico per sfociare in quello filosofico-culturale. Tensioni, spinte e volontà (si pensi al Sinodo tedesco ed alle contromosse del "fronte tradizionale") che si confrontano con le scelte che furono di Ratzinger e con quelle che sono di Francesco. E con la maggioranza silenziosa che osserva e aspetta di vedere il finale.

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