Cassazione: il saluto romano è reato

Confermata la condanna a un 50enne che, in una manifestazione del 2005 a Firenze, fece il saluto romano insieme a slogan inneggianti al razzismo e al regime

Cassazione: il saluto romano è reato

Confermata, dalla Cassazione, la condanna nei confronti di un neofascista che in una riunione pubblica, insieme ad altri, faceva il saluto romano e scandiva slogan inneggianti al razzismo e al regime fascista.

La Suprema corte, infatti - con la sentenza 35549 -, ha dichiarato "inammissibile" il ricorso con il quale Lorenzo F. (di 50 anni) cercava di scrollarsi di dosso la pena inflittagli dalla Corte d’appello di Firenze il 3 novembre del 2010.

Proprio nel capoluogo toscano si era svolta la manifestazione del gruppo neofascista, il 23 aprile del 2005. L’imputato era noto dal 1990 alla Digos e alle questure della Toscana per cui, facilmente, era
stato riconosciuto ed identificato anche se aveva il viso parzialmente coperto da una sciarpa.

L’uomo era pluripregiudicato e, dunque, secondo la Suprema corte in maniera corretta la Corte d’appello ha ritenuto legittimo il suo riconoscimento da parte di uno degli agenti di polizia chiamato a deporre in dibattimento.

Nelle fotografie, infatti, era raffigurato un uomo con il "capo coperto da un cappello, una sciarpa sul volto e un giubbotto imbottito": il riconoscimento dell’imputato si era basato sulla testimonianza di un poliziotto, che aveva dichiarato di conoscerlo "dal 1990".

La Cassazione, confermando la condanna, ha rilevato che "il giudice d’appello ha fondato il proprio convincimento sulla circostanza che gli imputati erano soggetti già noti alle forze di Polizia (in particolare alla Digos e alle Questure della Toscana) per la loro partecipazione ad altre
manifestazioni del genere" e che il ricorrente "era pluripregiudicato e, perciò, anche sotto questo profilo, era noto alle forze di Polizia".

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