Coronavirus, Bolzano "caccia" i non residenti: ordini appesi alla porta di casa

Polemiche in Alto Adige per l'ordinanza del presidente della Provincia di Bolzano: turisti e non residenti devono rientrare alla propria residenza. FdI: "Caccia alle streghe"

Coronavirus, Bolzano "caccia" i non residenti: ordini appesi alla porta di casa

Un paradosso mica da poco. Mentre in tutta Italia i cittadini sono costretti a rimanere in casa forzatamente causa coronavirus, c'è chi si trova nella situazione opposta. Ovvero quella di essere costretti a lasciare il proprio domicilio per tornare alle abitazioni di residenza. Da una parte il decreto del Presidente del Consiglio, che impedisce movimenti se non per compravate necessità. Dall'altra l'ordinanza del presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, che obbliga i "non residenti" a fare i bagagli per andarsene il prima possibile.

L'atto "contingibile e urgente" risale al 12 marzo. Oltre a richiamare le disposizioni firmate da Conte per contenere l'epidemia da Covid-19, Kompatscher ordina "ai turisti, ospiti, villeggianti e tutte le altre persone presenti sul territorio provinciale che non hanno la propria residenza di Alto Adige, di rientrare alla propria residenza affinché possano beneficiare delle prestazioni dei propri medici di base o pediatri di libera scelta". L'ordinanza ha suscitato scontata indignazione. Per tre motivi: il primo, è che va in senso opposto al principio del "#iorestoacasa", costringendo tanta gente a mettersi in marcia; poi perché alcuni villeggianti sono lì da ben prima che esplodesse l'epidemia; terzo, perché così come scritto, sembra rivolto non solo ai turisti, ma anche a lavoratori e famiglie italiane che lì hanno un appartamento, magari stabile, ma non hanno spostato la residenza per un qualsiasi motivo.

Per Alessandro Urzì, consigliere di FdI, si tratta di un atto "discriminatorio" e "illegittimo". Kompatscher ha provato a metterci una pezza, spiegando di aver fatto una scelta "nell’interesse primario delle persone stesse che in questo territorio non hanno né medico di fiducia né pediatra". In caso di emergenza, il rischio è che questi cittadini - non avendo il medico di base a disposizione - "si debbano rivolgere direttamente alle strutture centrali, cosa che anche secondo le raccomandazioni a livello nazionale deve essere assolutamente evitata". Per smorzare i toni, il presidente ha quindi derubricato il tutto ad una "raccomandazione" (nonostante l’uso del termine "ordina"), escludendo dalla platea degli interessari i lavoratori. Ma non è andata così.

"Nelle ultime ore - spiega Urzì - mi stanno arrivando decine di segnalazioni di onesti lavoratori italiani che stanno trovando affisso sulla porta di casa l'ordinanza affissa dai solerti comuni che li obbliga ad andarsene di casa". Le foto (guarda) in effetti, dicono questo. A Vipiteno un cittadino non residente s’è trovato attaccato con lo scotch un avviso firmato dal sindaco Fritz Kaul Messner in cui veniva "richiamato" ad osservare l'ordinanza della Provincia. Un avviso identico è stato affisso nel Comune di San Candido, firmato dal Rosmarie Burgmann, che invita alla "diligente osservanza" delle regole. Ultimo, ma non per importanza, un documento di "notifica di chiusura" di una struttura ricettiva di Bolazano, in cui si chiede all'ospite a "lasciare immediatamente" lo stabile e "di ritornare alla Sua residenza".

Per Urzì si tratta di “una caccia alle streghe", se non di “un vero e proprio 'rastrellamento' ai danni della popolazione non residente, in massima parte cittadini italiani". In molti non l'hanno presa bene, tempestando di telefonate il quotidiano locale altoadige.it: "Adesso che non compriamo più skipass, perché le piste sono chiuse, ci cacciano?", dice qualcuno. "Cacciati come appestati anche se siamo qui magari da un mese e di certo non abbiamo portato su il virus da casa nostra", fa eco un altro. "Le ordinanze - aggiunge l'esponente di Fdi - obbligano ad un esodo verso tutta Italia, contravvenendo alle indicazioni del Governo ma soprattutto al diritto costituzionale alla Salute che deve essere garantito su tutto il territorio italiano". Senza contare che "non stiamo parlando di turisti nelle loro seconde case, che pure avrebbero titolo, se la casa è loro, di starsene in quarantena in Alto Adige".

Ma ma di cittadini "senza colpe che qui hanno legami, lavoro, famiglia e storia personale ma non residenza. Italiani come noi. I metodi 'polizieschi' che sono usati da queste amministrazioni sono incivili. In Val Gardena risultano anche visite delle polizie locali nelle singole abitazioni".

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