Dipendenti dell'ospedale si fingono pazienti per poter fare il test

Alcuni dipendenti di Città della Salute si sono finiti pazienti per poter essere sottoposti a tampone faringeo. Il direttore della struttura: "Segnalerò ad Autorità Giudiziaria"

Si sono finiti pazienti per poter essere sottoposti al tampone faringeo che rileva l'eventuale positività al coronavirus. È accaduto a Torino, all'interno della Città della Salute, la maxiazienda sanitaria che comprende gli ospedali Molinette, Sant'Anna, Regina Margherita e Cto, su iniziativa spontanea di alcuni dipendenti.

Mentre chi combatte in trincea è esposto quotidianamente al rischio di un contagio, qualcun altro tenta di assicurarsi la salvezza prima che si esauriscano le scorte. Così, mentre medici e infermieri combattono il "nemico invisibile" a mani nude, e senza dispositivi di protezione individuale, tra le file del personale impiegato presso l'azienda ospedaliera-universitaria torinese, fiore all'occhio della sanità piemontese, le scorte dei test per il Covid-19 vanno letteralmente a ruba. Stando a quanto riferisce La Repubblica, alcuni dipendenti della struttura, pur di farsi sottoporre al tampone faringeo, si sarebbero registrati come pazienti “in regime di pre-ricovero o ambulatoriale”, ottenendo in tal modo l'esecuzione dell'esame fuori dal protocollo. Una mossa davvero poco astuta dal momento che in Piemonte, a differenza di altre regioni, i kit vengono centellinati con pericolosa parsimonia.

La situazione pare sia degenerata al punto da costringere il direttore di Città della Salute, Antonio Scarmozzino, a scrivere una circolare indirizzata all'intero staff dell'azienda, comunicazione in cui si invitano i dipendenti ad assumere un comportamento di maggiore responsabilità a fronte di una condotta passibile di conseguenze giudiziarie severe. "E' stato riscontrato che, presso alcuni reparti, - si legge nello scritto - vengono registrati i dipendenti come pazienti in regime di prericovero e in regime ambulatoriale al fine di sottoporsi al tampone al di fuori dei protocolli di sorveglianza sanitaria disposti dall'Unità di Crisi e condivisi dalla Direzione Sanitaria e Medicina del lavoro. Tale comportamento viene a configurarsi come truffa ai danni del 58%, per cui l'Azienda si riserva di segnalare all'Autorità Giudiziaria i nominativi di coloro che hanno già potuto assunto tale comportamento sottraendo delle possibilità di accedere all'esecuzione dei test rapidi ai pazienti e/o colleghi in attesa che invece rientrano nel regime di emergenza sanitaria. Si segnala alla A.O.U. che d'ora in poi, questi comportamenti, non appena rilevati, vengano segnalati all'Autorità Giudiziaria".

In qualche ospedale piemontese, intanto, sono arrivati i rifornimenti di tamponi. In altri, come il San Luigi di Orbassano, ieri non è stato possibile. Secondo le valutazioni dell'Ordine dei medici la priorità è dei dipendenti immunodepressi, quindi del personale asintomatico in modo proporzionale al rischio.

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Commenti

madrud

Sab, 21/03/2020 - 17:55

Abbastanza triste. Ma più ancora la scarsità di test e l'inadeguatezza della struttura sanitaria che è costata in questi anni centinaia di miliardi delle nostre tasse. Ora, nel momento del bisogno, si rivela per quella che è. Grazie politica che hai occupato tutto e sperperato il sudore della fronte di chi produce il vero PIL ed è sottoposto alla concorrenza tutti i giorni.