Lo studio: "Geloni su mani e piedi nei bimbi asintomatici. Un nuovo sintomo del Covid"

Un studio ha analizzato i casi di lesioni su mani e piedi. Gli esperti non hanno dubbi: "Manifestazione tardiva del virus"

Tosse secca, febbre alta e difficoltà respiratorie. Ad oggi, sono questi i sintomi distintivi del Covid-19 ma, da un'attenta osservazione clinica spunta anche l'ipotesi di geloni a mani e piedi. Ad esserne colpiti sarebbero soprattutto bambini e adolescenti, ovvero, la percentuale più bassa dei contagiati nel contatore dell'epidemia (le stime oscillano tra il 5% e il 18% della popolazione mondiale).

L'intuizione nasce a seguito di una lunga serie di segnalazioni riguardanti pazienti in età pediatrica pervenuta ai medici impegnati al fronte Coronavirus. Al momento, si tratta solo di supposizioni ma non è da escludere la possibilità che intercorra una stretta connessione tra queste precipue escoriazioni cutanee e le manifestazioni ben più note dell'infezione. "Sono parecchie settimane che si presentano in ambulatorio bambini e giovani adulti con lesioni rosse e violacee in particolare sulle estremità delle dita di piedi e mani. - spiega al Corriere della Sera Sebastiano Recalcati, dermatologo all'ospedale di Lecco - Già i geloni sono rari, ma ora non è neppure la stagione. Inoltre abbiamo fatto test sierologici per indagare la presenza di altri virus, ma sono risultati negativi. Noi pensiamo che queste lesioni simili a geloni possano essere una manifestazione tardiva della malattia". Conferme analoghe giungono anche da Andrea Locatelli, dermatologo al Papa Giovanni XXIII: "Stiamo vedendo delle manifestazioni particolari soprattutto negli adolescenti e nei bambini, che somigliano ai geloni ma che difficilmente possono esserlo perché non sono in linea con la stagione. Segnalazioni di questo tipo stanno fioccando".

Ma quale sarebbe il link tra il Covid-19 e i geloni alle mani? Difficile, ad oggi, accertare in modo inequivocabile il legame tra la malattia e questo genere di manifestazioni cutanee, tuttavia, la logica suggerisce una deduzione evidente. "I bambini e gli adolescenti che abbiamo visto stavano bene - continua Recalcati - qualcuno ha avuto un po’ di tosse tre settimane prima, altri potrebbero aver avuto un contatto stretto con il virus perché figli di operatori sanitari, altri ancora erano venuti semplicemente per una visita senza mai manifestare il minimo sintomo. Su alcuni di loro abbiamo eseguito il tampone, che è sempre risultato negativo". Nello specifico, si tratterebbe di 'sintomi tardivi', ossia, insorgenze postume dell'infezione. "Pensiamo che i geloni possano essere una manifestazione tardiva del virus, anche un mese dopo il contagio, per questo i tamponi sono negativi. - spiega il dermatologo - Sospettiamo che il sistema immunitario più attivo dei bambini favorirebbe questa manifestazione immuno-mediata . La chiave di volta sarà il test sierologico: se c’è memoria immunologica si saprà. Certamente è un dato di fatto ed è strano che ci siano segnalazioni da tutto il mondo, da Dubai all’Argentina, di geloni tra bambini e adolescenti". I geloni si accompagnano talvolta a prurito ed evolvono nell’arco di due-tre settimane verso l’autorisoluzione. Se il prurito persiste viene prescritto un antistaminico.

Uno studio riguardante le manifestazioni cutanee riconducibili al Covid-19, a firma del dottor Sebastiano Recalcati, è stato già pubblicato sulla rivista di settore Journal of European Academy of Dermatology and Venereology (qui il link all'articolo), medico in prima linea nell'emergenza sanitaria. "Ho visitato e rivisto i dati dei pazienti che accedevano al nostro ospedale e ho scoperto che nelle persone affette da COVID-19 le manifestazioni cutanee erano presenti in circa il 20% dei casi. - spiega il dermatologo - Si trattava per lo più di rash eritematosi, meno frequentemente di orticaria o di lesioni vescicolari. Le lesioni erano scarsamente pruriginose e apparentemente non vi era correlazione con la gravità di malattia. Questi quadri cutanei vanno però distinti dalle reazioni da farmaco che si possono verificare in questi pazienti sottoposti a numerose terapie". La presenza di eritemi è stata riscontrata anche in una percentuale di adolescenti ricoverati per coronavirus: "Quello che emerge - conclude Sebastiano Recalcati - è che potrebbe esserci, anche a livello cutaneo, come avviene a livello polmonare, un’attivazione della cascata infiammatoria avente come bersaglio finale i vasi della pelle".

Alla luce delle indagini cliniche, alcuni dermatologi hanno chiesto che venga istituito un registro nazionale delle lesioni agli arti inferiori simili a geloni (erythema pernio-like) con una lettera indirizzata al ministero della Salute. "A partire dalla fine del marzo scorso, dopo un mese dal primo caso accertato di COVID-19, le segnalazioni, soprattutto da parte di pediatri di tutta Italia, di lesioni di questo tipo in bambini asintomatici (alcuni post sindrome parainfluenzale, altri con un genitore COVID-19 positivo, molti altri ancora senza legami evidenti con la viremia) hanno raggiunto dimensioni torrenziali". In attesa di risposte dal dicastero, segnalazioni analoghe giungono anche da Francia e Spagna. "Per ora – conclude il dottor Recalcati - nessun allarmismo, se si dimostrasse questa correlazione, molto probabilmente i bambini hanno avuto settimane prima una forma lieve di questa malattia e al momento delle manifestazioni cutanee non sono più contagiosi".

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