Coronavirus, studio sul clima rivela: "Clima di maggio frena epidemia"

Il clima di maggio potrebbe favorire una frenata del virus. La rivelazione in uno studio condotto sul clima messo a punto dal Servizio per i cambiamenti climatici della missione Copernicus

Coronavirus, studio sul clima rivela: "Clima di maggio frena epidemia"

Sono 2.271.354 i casi accertati di Coronavirus nel mondo con l'Italia che si attesta tra i primi tre Paesi per il maggior numero di vittime: 25.549 a fronte di oltre 200mila decessi globali dall'inizio dell'epidemia (qui la mappa dei contagi aggiornata in tempo reale). Sebbene il contatore del trend epidemiologico scorra ancora troppo velocemente per auspicare una repentina battuta d'arresto del Covid-19, non è da escludere la possibilità che il patogeno possa rallentare il passo già nelle prossime settimane.

Maggio potrebbe essere il mese della svolta non solo per l'inizio dell'attesissima "fase 2" ma perché, con buona probabilità, favorisce condizioni climatiche ostili al virus. A suggerirlo sono le indicazione relative a temperatura e umidità elaborate dell'applicazione Monthly Climate Explorer for COVID-19 messa a punto dal Servizio per i cambiamenti climatici della missione Copernicus, un progetto gestito dalla Commissione Europea e dall'Agenzia spaziale europea (ESA) volto a mappare "lo stato di salute" del pianeta attraverso rilevazioni satellitari. Mediante l'ausilio dello spettronomo Tropomi (TROPOspheric Monitoring Instrument), installato sul satellite Sentinel-5 di Copernicus, gli scienziati hanno osservato una riduzione del 50% delle emissioni di diossido di azoto (NO2) in Europa. Presumibilmente si tratta dei risvolti positivi del lockdown prolugato che ha consentito alla Terra di respirare quasi a pieni polmoni.

I dati evidenziati dall'applicazione sono a supporto dello studio elaborato da due ricercatori nostrani, Gentile Francesco Ficetola e Diego Rubolini dell’Università degli studi di Milano, che hanno condotto una indagine approfondita sulla vitalità del Coronavirus SARS-CoV-2 in relazione ai differenti parametri climatici. Dall'osservazione gli esperti hanno dedotto che il Covid ha maggiore probabilità di sopravvivenza in condizioni di freddo secco (segnalate sul grafico dalle aeree a colorazione biancastra) predilegendo una temperatura attorno ai 5° C e un’umidità compresa tra 0,6 e 1 kilopascal. Con l'avvento della 'bella stagione', così come evidenzia la mappa di Copernicus, si assisterà ad una'inversione di tendenza nella temperatura e nell'umidità con valori potenzialmente sfavorevoli alla propagazione del virus.

La natura dei rilevamenti induce a pensare che, ben presto, il virus possa mollare la presa favorendo una netta inversione del trend epidemiologico. Ovviamente, è bene ricordare che si tratta solo di proiezioni basate su calcoli numerici e stime ma non è da escludere la possibilità di un riscontro oggettivo a breve. Insomma, i presupposti di certo non mancano e i dati sul numero dei contagi lasciano già intravedere la luce in fondo al tunnel.

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