Così il Roma Pride diventa una manifestazione contro il nuovo governo

Nel cuore della Capitale va in scena il Roma Pride 2018. Nel mirino di attivisti Lgbtqi e partigiani ci sono Fontana e Salvini. Fa discutere anche l'assenza della sindaca grillina Virginia Raggi

Così il Roma Pride diventa una manifestazione contro il nuovo governo

Migliaia di persone, 18 carri, maschere e musica qualche decibel in più della soglia di tolleranza. Il corteo arcobaleno del Roma Pride, come ogni anno, attraversa la Città Eterna. Ma per questa edizione cambia formazione. É una “brigata” che procede nel segno della “Liberazione continua” e nel solco della Resistenza. La missione quindi è “resistere”. La richiesta, invece, “che lo Stato riconosca i matrimoni gay”. Oggi più che mai.

Nel mirino del Coordinamento Roma Pride c’è uno dei due azionisti di maggioranza del nuovo governo: il Carroccio. Ma per osmosi, oramai, guardano con sospetto e diffidenza anche le Cinque Stelle. Sono lontani i tempi in cui la sindaca di Roma Virginia Raggi si presentava a sorpresa alla gay croisette all’ombra del Colosseo. Stavolta neanche c’è. Eppure il vero bersaglio mobile è il ministro della Famiglia e della Disabilità, Lorenzo Fontana che, dopo le recenti dichiarazioni, ha messo in allarme lo stato maggiore Lgbtqi. “L’unica Fontana che vogliamo è quella di Trevi” e “Dai Fontana vieni a ballare con noi”, recitano alcuni dei cartelli dedicati al neo ministro. Sulle barricate anche i partigiani. Perché il “leghismo”, dicono, è una minaccia seria per la democrazia di questo Paese.

Allora spetta proprio all’intramontabile Tina Costa, presidente vicaria dell’Anpi Roma, il compito di scagliare la prima pietra. “La lotta di libertà iniziata sui monti deve continuare oggi per i diritti”, scandisce l’ex partigiana dall’alto di un carro in processione. E ancora: “L’articolo 3 della Costituzione deve essere applicato per tutti, bisogna dirlo ai nuovi governanti che vogliono chiuderci nei ghetti e nei forni crematori”. Ma chi sarebbero questi governanti? “I ministri Fontana e Salvini – prosegue la Costa – vengano a dare un’occhiata a questa manifestazione che non lascia a casa nessuno, la libertà non si cancella”.

Tra i personaggi politici s’intravedono già dalla partenza il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, la leader radicale Emma Bonino e la segretaria della Cgil Susanna Camusso. C’è anche il vicesindaco di Roma Luca Bergamo. Spetta a quest’ultimo, coi tempi che corrono, spezzare una lancia in favore degli alleati leghisti. Sul rischio di un possibile arretramento dei diritti civili dopo le parole del ministro Fontana, il numero due del Campidoglio replica deciso: “Non mi pare”. E spetta ancora a lui difendere la grande assente: Virginia Raggi. “La sindaca – spiega – è fuori Roma, quindi in questo momento rappresento io il Campidoglio”. Poi si cimenta nel tentativo di raccogliere qualche applauso dalla folla del Pride: “Che esista ancora in Europa e nel nostro Paese una sacca di omofobia è un fatto e allora ci mettiamo la faccia per difendere i diritti. Questo è il luogo in cui si difendono i diritti e le istituzioni devono stare in tutti i luoghi dove si difendono i diritti”.

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