Destra, l'ossessione di Enrico

Una parola usata in maniera smodata dalla sinistra, che la utilizza in ogni dichiarazione e in ogni comizio per spaventare e delegittimare. E in tutto questo, dove sono i loro programmi?

Destra, l'ossessione di Enrico

Cosa accade tra le stanze damascate dei palazzi della politica? Cosa si sussurrano i deputati tra un caffè e l'altro? A Roma non ci sono segreti, soprattutto a La Buvette. Un podcast settimanale per raccontare tutti i retroscena della politica. Gli accordi, i tradimenti e le giravolte dei leader fino ai più piccoli dei parlamentari pronti a tutto pur di non perdere il privilegio, la poltrona. Il potere. Ognuno gioca la propria partita, ma non tutti riescono a vincerla. A salvarsi saranno davvero in pochi, soprattutto dopo il taglio delle poltrone. Il gioco preferito? Fare fuori "l'altro". Il parlamento è il nuovo Squid Game.

Destra, destra, destra, destra... lo ripete come fosse un mantra. Da giorni, settimane. Mesi. Costituzione, pericolo, democrazia. Destra. È un chiodo fisso per Enrico Letta. Un’ossessione. Parole ripetute ad ogni occasione come una preghiera laica. Evidentemente la coalizione di Centrodestra fa paura e va battuta a tutti i costi.

Così la parola destra viene usata per spaventare e delegittimare. Il cavallo di battaglia della sua campagna elettorale che, a dire di molti osservatori, non paga. Dove sono i programmi? Si chiedono gli stessi elettori di sinistra. Spaesati, spiazzati. “Così non andiamo da nessuna parte. Dobbiamo controbattere sui temi. I temi. Sono fondamentali. Invece siamo costretti ad assistere a questo squallido teatrino. Io sono stufo”. Ci dice un uomo del Partito Democratico in lista al fianco di Luigi Di Maio per un seggio. “Dov’è finita la credibilità del PD?” Si chiede. Ma per Letta esiste solo una cosa. “L’attacco della destra è un attacco che consuma, che mescola le cose”. Ma cosa? “Io so cos’è la destra di Meloni” dice il segretario dem che avverte a più riprese: “Io farò tutto il possibile perché gli italiani e le italiane non scelgano le destre”.

La parola destra riecheggia nei comizi e nelle dichiarazioni, forse anche troppo. Parole, parole, parole per dirlo alla Mina. Parole al vento usate come fumogeni per annebbiare la vista degli elettori. Una politica del “terrore”, dell’instabilità che non porta a nulla di buono. Viene da chiedersi chi siano oggi i veri fascisti. Chi, tra tutti i leader in corsa, vorrebbe impedire che i cittadini votino un partito piuttosto che un altro.

Tutto questo mentre dall’altra parte, nel centrodestra, si parla di programmi. Flat tax, meno tasse, iva azzerata per i beni di prima necessità, quelli che troviamo sugli scaffali dei supermercati, lotta all’immigrazione clandestina e tanto altro. I punti, quindici in tutto, sono già stati ben fissati. Pronti per essere presentati agli italiani. A sinistra, invece, si perde ancora tempo. In via del Nazareno si gioca al risiko delle poltrone con l’unico obiettivo (per usare le parole di Letta): “Competere con le destre” per “difendere la nostra Costituzione perché non ci sia una maggioranza egemone delle destre”. Enrico, stai sereno.

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