Ferrara, dal delitto ai videogame. Così si sono mossi i due amici

L'hanno pianificato da tempo ma nessuno dei due amici era arrivato fino in fondo. Poi la proposta di soldi di Riccardo a Manuel, il delitto e la partita ai videogame prima di cedere all'interrogatorio

Ferrara, dal delitto ai videogame. Così si sono mossi i due amici

Un'amicizia morbosa sfociata in un efferato omicidio. Si potrebbe riassumere così il caso di Ferrara, in cui Riccardo Vincelli, insieme all'amico Manuel Sartori hanno ucciso con un'ascia i genitori del primo. La confessione di Manuel è chiara e mette in luce le dinamiche di quanto accaduto prima e dopo l'omicidio.

L'innata ferocia dell'omicidio e la confessione

"Devi uccidermi mamma e papà per mille euro. Tu hai le palle per farlo" ha chiesto Riccardo a Manuel. Lui aggiunge: "Per Riccardo avrei fatto tutto". E così è stato, 85 euro il prezzo per l'orrore. Un anticipo, perché la somma totale doveva essere mille euro. Manuel colpisce, Riccardo non assiste al massacro. Poi la fuga e il tentativo di occultare i corpi.

La mattina, il ritrovamento. I due farfuigliano qualcosa, ma non sono convicenti. Ai carabinieri guidati dal colonnello Marco De Martino è chiaro che la soluzione a quel delitto è in quei due ragazzini. Poi l'interrogatorio, il primo a cedere è Manuel: "Da tempo ci pensavamo, ma io mi sono sempre tirato indietro all'ultimo momento". Solo la promessa del denaro lo spinge a colpire. Si è introdotto nella camera da letto della genitori dell'amichetto, un fendente a Salvatore, patrigno di Riccardo, poi due colpi al capo. Le moglie sente le grida, si sveglia, ma sei colpi alla testa la uccidono all'istante. In un'altra stanza c'è il figlio, non ha il coraggio di assistere alla morte di quelle due persone che tutti i giorni ricordavano che doveva avere buoni voti a scuola altrimenti c'era il lavoro al ristorante.

Un gioco alla console dopo il massacro

Dopo aver ucciso, provano a nascondere le prove e i corpi: Nunzia, la donna, viene trovato ai piedi del letto, quello del marito poco lontanto ma in un altro locale della casa. "Gli abbiamo messo i sacchetti di plastica in testa perché non volevamo guardarli in faccia". A parlare è sempre Manuel, primo a confessare il delitto, a consegnare l'acconto ricevuto e a far ritrovare l'ascia e gli abiti sporchi nascosti in un tombino a Caprile.

Il procuratore Bruno Cerchi ha parla di "innata ferocia". E innata è anche l'indifferenza con cui i due ragazzi dopo l'omicidio si sono rintanati nei videogiochi, come se nulla fosse accaduto.

Hanno preso l'arma del delitto, l'hanno messa in una borsa, poi occultata in un tombino, e sono andati a cas di Manuel. Davanti alla console. Poi un pisolino per affronatare la giornata che gli avrebbe condotti, forse inaspettatamente, alla confessione.

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