Tra i presepi per Natale spunta pure lo sbarco dei migranti

Uno sbarco di migranti a mo' di presepe: tra le rappresentazioni della mostra di Città di Castello, c'è anche quella che fa nascere Gesù a Lampedusa

Foto d'archivio
Foto d'archivio

Un presepe raffigurante uno sbarco di migranti a Lampedusa è tra quelli presenti all'interno della diciannovesima edizione della mostra internazionale della Città di Castello, che si trova in provincia di Perugia. L'esposizione, di cui fanno parte circa duecento opere, può essere visitata dal primo dicembre al giorno dell'epifania.

Le rappresentazioni presepiali, da qualche anno a questa parte, coinvolgono pure il tema dei fenomeni migratori. Nel 2017 era balzata alle cronache la scelta della Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri, a Palermo, che aveva deciso di dedicare le intere festività natalize all'accoglienza dei migranti. Oggi, invece, è la kermesse nel comune dell'alta valle del Tevere a rivolgere pensiero a coloro che tentano di raggiungere le coste del Belpaese.

Secondo quanto si legge sul Corriere dell'Umbria, il presepe in questione rappresenterebbe la nascita di Gesù Cristo, collocandola però sul litorale dell'isola mediterranea. Gli artisti presepiali, come da tradizione, si interessano d'attualità. Per la frangia più tradizionalista, composizioni di questa tipologia tenderebbero a distorcere il messaggio dottrinale del Natale. Per altri, invece, queste raffigurazioni sarebbero in grado di arricchire la buona novella cristiana. La polemica, a dire il vero, aveva sfiorato pure Papa Francesco.

Durante la Messa solenne dello scorso 24 dicembre, il pontefice argentino aveva in qualche modo associato l'esperienza vissuta dalla Sacra famiglia a quella dei migranti che cercano di sbarcare in Europa: "Nei passi di Giuseppe e Maria - aveva esordito Jorge Mario Bergoglio - si nascondono tanti passi. Vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire. Vediamo - aveva sottolineato - le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra. In molti casi questa partenza è carica di speranza, carica di futuro; in molti altri, questa partenza ha un nome solo: sopravvivenza".

Alle parole pronunciate dal Santo Padre seguirono critiche di natura teologica. Al Natale quasi un mese, ma la sensazione è che anche quest'anno, in prossimità delle feste, si finirà a discutere di gestione di fenomeni migratori.

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