Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 18:16
Cronache

Non andate in vacanza? Fate solo bene. Meglio risparmiare (e investire sui figli)

La buona notizia dell'estate è che 6 italiani su 10 non vanno in ferie. Non solo per mancanza di soldi ma perché stanno riscoprendo antichi valori

Le autostrade sono vuote. E la crisi cancella pure l'allarme "bollino nero"

La notizia che sei italiani su dieci quest' anno non possono permettersi le va­canze presenta anche qualche aspetto posi­tivo.

Comincerò dicendo che l'Italia non è affatto il Paese dei furbetti. Per carità, nessu­no nega il malaffare, la corruzione, l'evasio­ne fiscale, così come è ben difficile negare la malafede e l'accanimento ideologico di molti giudici e magistrati. Tuttavia la stra­grande maggioranza degli italiani è fatta di brave persone: la nostra è una società che, con tutti i difetti che ben le conosciamo, conserva alcuni valori fondamentali, eredi­tati dal passato, i quali a differenza di altri Paesi - che se li sono lasciati alle spalle - ci stanno aiutando nell'affronto della crisi.

Vorrei elencarne tre, molto legati tra lo­ro. Il primo è il valore del risparmio. Sei su dieci è un numero importante, che non coincide con il numero di poveri, pur eleva­to: segno che molti di coloro che potrebbe­ro andare in vacanza scelgono di non andar­ci. Certo, anche noi in un passato recente siamo stati infettati dal morbo del denaro fa­cile, dalla seduzione delle banche, che da quando alla funzione di istituti di credito ag­giunsero quella di società finanziarie, al ri­sparmiatore iniziarono a preferire l'investi­tore spericolato e chi si indebitava con loro.

Ciò nonostante, un vasto zoccolo duro, forte di un'educazione ricevuta dalle gene­razioni che ci hanno preceduto, ha resisti­to. Chi è riuscito a mettere da parte qualche soldo preferisce, in una situazione come la presente, non allentare troppo i cordoni della borsa. La crisi potrebbe durare molto a lungo, e la responsabilità del futuro dei fi­gli ricade, oggi più che mai, quasi per intero sulla famiglia. Un tempo non era così, ma oggi su questo punto non dobbiamo aspet­tarci nulla né dal governo né da nessun al­tro: siamo (purtroppo) al fai-da-te, o quasi. Le vacanze e i saldi possono aspettare.

Il secondo valore, il più importante, è quello della famiglia. Avere una famiglia ob­bliga a pensare sé stessi in modo diverso, sia nei rapporti interni - chi ha famiglia de­ve infatti costantemente occuparsi di qual­cuno che è diverso da sé­ sia in quelli rivolti all'esterno, inducendo comportamenti più realisti e prudenti, perché le conseguen­ze delle nostre azioni riguardano anche gli altri. Lo stile di vita imposto dal mercato (o dalla sua versione odierna) tende a distrug­gere la famiglia, e specialmente la famiglia numerosa, perché ben difficilmente si con­forma ad esso, avendo già nel proprio Dna un altro stile, giocoforza più sobrio e meno orientato al consumo selvaggio. Qui, come si vede, non si fa questione di ideologia o di religione, ma solo di modelli naturali. Ep­pure la famiglia in Italia resiste. E oggi, più che mai, i figli - nonostante la crisi - rappre­sentano per molti il migliore degli investimenti per il futuro. Giorni fa, scherzando, un amico docente universitario mi diceva: «Io per la mia vecchiaia spero molto più nei figli che nell'Inps: perciò ne ho fatti quattro... per differenziare gli investimen­ti ».

Il terzo valore, di cui in genere si parla so­lo per sottolinearne gli aspetti negativi, è quello della casa di proprietà. A differenza di molti altri Paesi, diciamo pure quasi tut­ti, noi italiani tendiamo a vivere in case di proprietà, anche a costo di molti sacrifici. Ricordo che, dopo la guerra, molti program­mi furono attuati affinché questa possibili­tà fosse estesa anche ai meno abbienti. É una tradizione importante della più antica civiltà urbana del mondo, e dobbiamo te­nercela stretta. Insomma, non è solo una questione di an­sia per il futuro e di sfiducia, come dicono i sociologi: è anche una questione di rea­lismo. E se i saldi di fine stagione cala­no del 9 per cento, la notizia è brut­ta, certo, ma pazienza: è segno che qualcuno vuole poter arrivare ai saldi dell'anno prossimo, a diffe­renza di come hanno fatto altri pae­si che con tutta la loro movida si so­no trovati in bancarotta.

Le cose devono essere lette anche in questo verso, non solo nell'altro. Ma, co­me mi faceva osservare, acutamente, un al­tro amico, oggi manca chi sappia trasforma­re questi valori in politica. Nessun program­ma di partito li mette al centro della propria azione, considerandoli obsoleti o non fun­zionali al loro progetto. Sono i vecchi valori del nostro popolo, ai quali la politica ha vol­tato le spalle. Non meravigliamoci però se, poi, la gente volta le spalle alla politica e non va più a votare.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.