Una vitamina 'spegne' il Covid. "Ma il ministero non ci ascolta"

Centinaia di studi mondiali dimostrano come l'uso della vitamina D migliori i pazienti affetti da Covid-19. Una ricerca italiana mette in relazione i raggi Uv ed i benefici correlati alla malattia. Ma il Ministero della Salute nicchia...

In tempo di pandemia, si moltiplicano studi e ricerche scientifiche per combattere il Covid-19. Molte di queste, ancora ampiamente sottovalutate, riguardano l'uso della vitamina D che fornirebbe più di un prezioso aiuto contro la malattia riducendo la mortalità e limitando gli effetti potenzialmente letali del virus.

L'Accademia di Medicina di Torino ha istituito un gruppo di lavoro coordinato dal Prof. Giancarlo Isaia, Specialista in Endocrinologia, Medicina Interna e Medicina Nucleare del Dipartimento di Scienze Mediche dell'Università di Torino e da Antonio D’Avolio, Professore di Farmacologia all'Università di Torino che hanno elaborato un documento, inviato alle autorità sanitarie nazionali e regionali, che riporta le "più recenti e convincenti evidenze scientifiche sugli effetti positivi della vitamina D, sia nella prevenzione che nelle complicanze del coronavirus". Il documento ha già ricevuto le firme di 65 medici di ogni parte d'Italia.

Cosa dicono gli studi

Ad oggi, sono più di 340 i lavori sviluppati in tutto il mondo durante il 2020 e pubblicati su PubMed che hanno confermato la presenza di ipovitaminosi D (carenza di vitamina D) nella maggioranza dei pazienti affetti da Covid-19, soprattutto se in forma severa e di una più elevata mortalità ad essa associata. In uno studio osservazionale di 6 settimane su 154 pazienti, la prevalenza di soggetti ipovitaminosici D è risultata del 31,86% negli asintomatici e del 96,82% in quelli che sono stati poi ricoverati in terapia intensiva, un dato incredibile. In pratica, quasi tutti i "carenti" hanno avuto complicazioni severe della malattia. Un altro studio americano retrospettivo condotto su ben 190mila pazienti ha evidenziato la presenza di una significativa correlazione fra la bassa percentuale dei soggetti positivi alla malattia e più elevati livelli circolanti di '25OHD' (che è la vitamina). "Gli studi suggeriscono un'associazione tra carenza di vitamina D e rischio di infezioni virali del tratto respiratorio superiore e mortalità per malattia da coronavirus-2019. Questa relazione è anticipata, dato che la vitamina D ha numerose azioni che influenzano il sistema immunitario innato e adattativo", scrivono gli autori di questa ricerca. Per citare anche un terzo studio, in una sperimentazione clinica su 40 pazienti asintomatici o paucisintomatici è stata osservata la negativizzazione della malattia nel 62,5% (10/16) dei pazienti trattati con alte dosi di colecalciferolo (60.000 UI/die per 7 giorni), contro il 20,8% (5/24) dei pazienti del gruppo di controllo. Il colecalciferolo è una delle vitamine del gruppo D.

Vitamina D e raggi solari

Se tre indizi forniscono una prova, qui ne abbiamo a sufficienza. Pur non potendo citare tutti gli oltre 300 studi su questa materia, la conclusione è praticamente unanime: la vitamina D può 'bloccare' il virus, fa bene all'organismo e non ha controindicazioni. "Questi dati forniscono, a nostro giudizio, interessanti elementi di riflessione e di ripensamento su un intervento potenzialmente utile a tutta la popolazione anziana, che in Italia è in larga misura carente di vitamina D", afferma il Prof. Isaia intervistato in esclusiva per ilgiornale.it. Anche se sono necessari ulteriori studi controllati, la vitamina D sembra efficace contro il Covid-19 sia per la velocità di negativizzazione, sia per l’evoluzione benigna della malattia in caso di infezione se somministrata con obiettivi di prevenzione soprattutto nei soggetti anziani, fragili e istituzionalizzati. "La vitamina D ha effetto attivo sull'immunità potenziando le nostre difese: se la diamo, riduciamo l'evoluzione clinica sfavorevole. Se si deve beccare, il virus si becca ugualmente ma riteniamo, ragionevolmente, che la vitamina D sia un'arma per arrestare il decorso sfavorevole dovuto al Covid e ridurne la mortalità", sottolinea lo specialista.

Lo studio italiano. "Abbiamo fatto un lavoro in cui si è valutata l'intensità dei raggi ultravioletti in Italia nel periodo giugno-dicembre 2019. In collaborazione con Arpa ed Enea, usando i sistemi satellitari abbiamo visto una sorprendente (fino ad un certo punto) la correlazione tra questi due valori: i raggi ultravioletti di tipo B, quelli che danno la vitamina D, migliorano nettamente la situazione", ci ha detto Isaia. L'esempio lampante è tra le città di Lampedusa e Bolzano, messe a confronto sia singolarmente (sui rispettivi numeri di infetti e decessi) ma anche su scala nazionale, ed è il risultato è stato incontrovertibile: man mano che si procede da sud verso nord, il numero di persone contagiate e decessi sale esponenzialmente.

Esposizioni UV cumulative di vitamina D nell'ambiente (media) per ciascuna regione italiana

Raggi Uv determinanti. "Non c'è dubbio che la correlazione tra raggi Uv e la manifestazione clinica della malattia è molto significativa ed è dovuto a due fattori: la vitamina D ha costruito la pelle dei siciliani nel periodo precedente ed i morti inferiori ad altre regioni sono stati l'effetto diretto dei raggi Uv sul virus", ha affermato Isaia. In pratica, la pelle agisce facendo da schermo, da barriera contro il virus ed i raggi ultravioletti lo fanno secco in un tempo nettamente inferiore a tante altre condizioni climatiche più tipiche del Nord Italia. Il Prof. fa un esempio lampante che, quantomeno, dà spunti su cui riflettere. "La curva dei decessi a maggio è improvvisamente calata per tutta l'estate ed è ricominciata a salire ai primi di ottobre. L'ipotesi è che i raggi Uv abbiano avuto anche un effetto diretto sul virus nel periodo estivo. D'estate gli assembramenti erano all'ordine del giorno ma non hanno causato mortalità".

"Meglio il sole degli alimenti". Ma qual è la differenza tra la vitamina D contenuta negli alimenti e nei raggi solari? "Con gli alimenti se ne introduce pochissima: di fatto, si calcola che l'intake alimentare non superi il 20% del fabbisogno, gran parte la prendiamo quando siamo d'estate al mare", ha spiegato Isaia, raccontando che viene immagazzinata nel tessuto adiposo della pelle con un meccanismo tipo 'powerbank', ed il nostro orgamismo la consuma durante l'inverno. Il problema degli anziani è che ne prendono poca e, di conseguenza, ne sintetizzano poca: "Abbiamo contestato ferocemente il tenere chiusi gli anziani durante la seconda ondata, è stato un errore colossale".

Zero effetti collaterali. Qual è adesso la strada da seguire? L'accademia torinese ha inviato il documento a 76 istituzioni regionali con l'idea di suggerire uno studio clinico, anche perché la vitamina D non ha alcun effetto collaterale. "Per dare un'idea, il fabbisogno medio di una persona sana è di mille unità al giorno: ai malati di Covid sono stati somministrati, sia in prevenzione che in terapia, addirittura 60mila unità al giorno di vitamina D per una settimana-dieci giorni senza alcun effetto collaterale".

Lo scetticismo del Ministero della Salute

Una circolare del Ministero della Salute con oggetto “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da Sar-Cov-2” dove vengono elencate varie indicazioni riguardanti anche diagnosi, indicazione per la gestione di casi e focolai nelle scuole e principi di gestione della terapia farmacologica, il Ministero specifica che "non esistono, ad oggi, evidenze solide e incontrovertibili (ovvero derivanti da studi clinici controllati) di efficacia di supplementi vitaminici e integratori alimentari (ad esempio vitamine, inclusa vitamina D, lattoferrina, quercitina), il cui utilizzo per questa indicazione non è, quindi, raccomandato", firmato da Giovanni Rezza, attuale Direttore generale.

"Autorizzato anche in Regno Unito". "Nonostante tutti i dati scientifici, il Ministero della Salute ha fatto una circolare il 30 novembre dicendo che nelle cure domiciliari di Covid-19 la vitamina D non è indicata perché manca 'un'evidenza scientifica sufficiente'. L'ho contestata perché non è vero: l'evidenza non c'è per altre vitamine ma c'è, eccome, per la D", spiega il Prof. Isaia rifacendosi al caso della Gran Bretagna dove il primo ministro Boris Johnson ha già autorizzato all'utilizzo della vitamina D per 2,7 milioni di britannici. Sulla stessa lunghezza d'onda anche la Royal Society che ha affermato che "non c'è nulla da perdere e tutto da guadagnare". "Abbiamo fatto l'appello, firmato da 65 medici, ed un sito americano sta raccogliendo le firme dei medici di tutto il mondo (me compreso) ed è già a 200. Non capisco perché il Ministero si ostini a non autorizzare la vitamina D".

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Commenti
Ritratto di Mariopp

Mariopp

Mer, 16/12/2020 - 10:07

Che molti studi evidenzino che la carenza di vitamina D è un rischio per chi si ammala di Covid è ormai chiaro. Però non capisco bene a cosa vogliono arrivare queste richieste al Ministero. I medici di base prescrivono già i supplementi di vitamina D per le persone carenti (lo so per esperienza personale) e, in più, questo supplemento costa pochissimo ed è reperibile in qualsiasi supermercato o farmacia, anche on line.

Ritratto di Leonida55

Leonida55

Mer, 16/12/2020 - 10:39

@Mariopp - ho avuto anch'io le stesse informazioni. Soliti tiratardi che sono al Ministero, classico in Italia, ti stupisci ancora?

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Flex

Mer, 16/12/2020 - 10:58

E' inutile chiedersi perchè, basti guardare la mole di miliardi che gira intorno al virus fra mascherine, disinfettanti e altri sistemi di protezione oltre ai vaccini. Le cose semplici e a basso costo non vengono prese minimamente in considerazione.

Ritratto di Gabriele184

Gabriele184

Mer, 16/12/2020 - 11:39

Cosa ancora più importante: chiudendosi in casa si inibisce la produzione di vitamina D.. soprattutto al nord, dove l'effetto del sole è più limitato.. motivo in più per non accettare ulteriori restrizioni!

serpiko

Mer, 16/12/2020 - 11:45

Io, che sono un pinco pallino qualsiasi lo vado dicendo da Febbraio, possibile che i mass media sono cosi incompetenti/corrotti. Si sapeva da tanto tantissimo tempo.

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Nahum

Mer, 16/12/2020 - 12:06

Pensiamo a panzironi e al metodo di bella ... in realtà per certe autorizzazioni bisogna andare coi piedi di piombo perché non si scherza con la sanità pubblica

Rossana Rossi

Mer, 16/12/2020 - 12:22

Ciò che costa poco non fa business quindi non ci si può rubare sopra e di conseguenza non si considera.......e non è ne la prima nè l'ultima volta.........

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adl

Mer, 16/12/2020 - 12:32

Oliver Stone, non uno della stretta cerchia putiniana, si è fatto vaccinare con lo Sputnik V vaccino proteico. La sottile differenza che passa tra i ministeri della salute dei paesi normali, e quelli che pur pagati da Pantalone italiano, fanno gli agenti di commercio di Big Pharma.

Dordolio

Mer, 16/12/2020 - 12:44

Importante anche l’associazione ai cortisonici della vitamina D. Da dieci anni - in certi momenti di crisi - oltre a quantità industriali di cortisone mi hanno anche prescritto quantità molto importanti pure di vitamina D. In entrambi i casi il costo è semplicemente ridicolo. La letteratura poi sottolinea la “pericolosità” della vitamina D per il rischio di sovradosaggio (è sostanzialmente l’unica vitamina alla quale bisognerebbe prestare speciale attenzione nelle prescrizioni) ma personalmente non ho mai riscontrato problemi. Il mio vecchio professore di biochimica sosteneva di non resistere alla tentazione di assumerne sempre tanta .... parole sue...

obiettore

Mer, 16/12/2020 - 13:57

Attenzione,: con tanto cortisone , la vit D viene data per proteggere le ossa dall'osteoporosi. Vale, in genere, per le malattie autoimmuni.

Nes

Mer, 16/12/2020 - 14:15

Dopo il ricavato dei vaccini uscirà anche la cura...

Dordolio

Mer, 16/12/2020 - 14:20

Infatti obiettore. Ed è una vitamina da manegggiare con attenzione. Ma spesso trascurata, credo.

kennedy99

Mer, 16/12/2020 - 14:36

non vi ascoltano perchè le industrie farmaceutiche fa molto piu comodo produrre un vaccino dal costo di centinaia di euro che una vitamina dal costo di pochi euro e l'industria farmaceutica foraggia tutti. perchè credete che la cura del cancro non sia stata trovata. due anni fa in canada tramite un aminoacido avevano guarito pazienti in fase avanzata di cancro e apparsa la notizia su un sito canadese due ore per poi essere stata subito rimossa.

Ritratto di Gabriele184

Gabriele184

Mer, 16/12/2020 - 15:36

@serpiko: ogni persona dotata di un minimo di intelletto e buonsenso ci era arrivata.. purtroppo siamo nel paese sbagliato.. @nahum: la questione è ben diversa la vitamina D non è un medicinale, bensì un integratore. Non occorre quindi alcuna autorizzazione per somministrarlo.

honhil

Gio, 17/12/2020 - 12:02

“Non capisco perché il Ministero si ostini a non autorizzare la vitamina D". Questo governo sa che il suo migliore alleato e il Covid: e perciò non vuole assolutamente spegnerlo. E così va a braccetto con l’antico detto Mors tua vita mea. In competizione con il popolo italiano.