Le armi, lo stalker, la telefonata al figlio: le ultime ore di Paola

Il 15 maggio 2012 la Fiat Punto della donna venne trovata vicino al poligono di tiro a Sassuolo, ma di lei nessuna traccia. A nulla servirono le ricerche e le indagini di un detective. Ma ora le ossa ritrovate a Sassuolo potrebbero nascondere la chiave del giallo

Le armi, lo stalker, la telefonata al figlio: le ultime ore di Paola

Era il 15 ottobre del 2012. Quella mattina Paola Landini fu vista per l'ultima volta, poi scomparve nel nulla. Vane le ricerche della polizia e le indagini di un investigatore privato che si era occupato del caso. E ora il ritrovamento di alcune ossa umane ha riacceso l'interesse su un caso irrisolto da 9 anni.

La scomparsa

La madre della donna, che all'epoca aveva 44 anni, e il figlio Luca, avuto da Paola nel corso di una precedente relazione, la sentirono per l'ultima volta il 14 maggio. Quella notte avrebbe dormito dall'attuale compagno Roberto, presidente del poligono di tiro di Rometta Alta, una frazione di Sassuolo, dove Paola lavorava svolgendo alcune mansioni di pulizia e giardinaggio. L'uomo l'aveva salutata la mattina del 15 maggio 2012, poco prima che uscisse di casa. Fu l'ultimo a vederla viva, prima che di Paola si perdessero le tracce. L'unico indizio fu la Fiat Punto della donna, chiusa e parcheggiata proprio nei posti riservati ai frequentatori del poligono di tiro, ma in un luogo diverso da quello in cui era solita posteggiare. All'interno vi erano effetti personali, tra cui il portafogli, due telefoni, alcuni trucchi e un diario. Si trattò di allontanamento volontario o forzato? Attorno a questo dilemma ruota il giallo della scomparsa di Paola Landini. Il figlio e la madre non credettero alla possibilità che la donna fosse scappata e incaricarono un investigatore privato di risolvere il caso.

Le indagini

Nel frattempo la procura dispose il sequestro di alcune armi presenti al poligono e nell'abitazione dove Paola viveva con Roberto: sembrava infatti che mancassero alcune pistole di piccolo calibro. Si pensò che la donna potesse averle prese proprio il giorno della sua scomparsa. Ma per quale motivo? Al tempo emerse la figura di uno stalker che, come ricorda la Gazzetta di Modena, avrebbe infastidito Paola con alcune telefonate. La donna, si pensò, potrebbe aver preso le armi proprio per difendersi. In realtà non emerse alcun riscontro a favore di questa ipotesi e le armi non vennero mai trovate. L'investigatore privato a cui vennero affidate le indagini si recò anche fuori dal territorio italiano, per cercare tracce di Paola, ma della donna non si seppe più nulla. E del caso non si parlò più.

Il ritrovamento delle ossa

Questo almeno fino a ieri, quando alcune ossa umane sono state trovate dal soccorso alpino, proprio vicino a quel poligono di tiro di Sassuolo attorno al quale scomparve Paola. A scoprire i resti sono state le squadre dei Sear (Soccorso alpino e speleologico) impegnate nelle ricerche di Alessandro Venturelli, il 21enne di cui non si hanno notizie dallo scorso dicembre. Secondo il medico legale, le ossa sarebbero state trascinate in un calanco vicino al poligono da alcuni animali ed è escluso che si tratti di un uomo. Per questo si è aperta l'ipotesi secondo cui i resti potrebbero appartenere proprio a Paola Landini. Un giallo che potrebbe arrivare a un punto dopo 9 anni di incertezze e di punti di domanda. Saranno ora gli esami a chiarire se i resti siano davvero quelli della donna.

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