Perché l'Europa (unita) non è uno Stato perfetto

Nel 1941, in piena guerra mondiale, un prigioniero politico del fascismo, Altiero Spinelli, isolato nell'isola di Ventotene, ha steso un documento mirabile buttando le basi della trasformazione dell'Europa in uno stato federale. La preoccupazione di Spinelli era di creare un sistema che impedisse (e per sempre) l'esplodere delle guerre europee. I regni feudali, le monarchie assolute, le religioni, le dittature o le democrazie europee si sono sempre scontrate in guerre sanguinose. I popoli europei negli ultimi secoli hanno preso come modello ideale di riferimento lo Stato-nazione e questo ha aggravato le cose. Spinelli temeva che con il ritorno della pace si potesse avere un altro fiorire dei nazionalismi europei, quindi altre guerre. È questo che voleva evitare, lasciando intatti gli Stati-nazione con la loro storia, le loro lingue, le loro particolarità, il loro orgoglio, ma sovrapponendo a questi Stati-nazione uno stato federale che si occupasse di poche cose ma con assoluto potere: la politica estera, la difesa, il commercio internazionale, la moneta, il fisco e un organo supremo di giustizia. Nient'altro. I singoli stati avrebbero continuato ad esistere nel rispetto del loro spirito, con le loro tradizioni, le loro religioni. Spinelli non voleva una omogeneizzazione dell'Europa, uno stato perfetto, illuministico. Per questo non temeva la pluralità di lingue, prendendo in questo a modello la Confederazione elvetica, dove convivono diverse lingue e diversi dialetti.

Per realizzare questo obiettivo Spinelli non conta sul consenso popolare, sulla nascita di un movimento europeista di massa e non conta nemmeno sulla gran massa dei politici eletti perché questi, come il popolo, sono ancora imbevuti di sentimento nazionalista. Pensa alla loro patria, alla loro nazione, alla sua potenza. Il progetto europeista perciò non può essere generato dal basso, ma solo dall'alto. Da una élite che, vedendo il futuro, accetta l'idea che uno stato europeo può funzionare lo stesso, solo che si assuma compiti limitati e lasci amplissime libertà. Il Manifesto di Ventotene perciò appare oggi di stretta attualità ed è da esso che si può partire per costruire una nazione europea.

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Commenti

venco

Dom, 15/12/2019 - 17:53

Senza i nazionalismi europei ci sarà solo anarchia

apostata

Dom, 15/12/2019 - 18:25

Siamo al sogno. La svizzera è federale perché i popoli che la compongono sono evoluti. L’europa è composta da popoli che più diversi non potrebbero essere. La prospettiva di federalismo avrebbe avuto un senso se fosse stato preservato il nucleo dei paesi fondatori (volti anche alla crescita degli altri, con accordi differenziati). L’allargamento scriteriato voluto da prodi ha portato all’ingovernabilità. L’europa di oggi è troppo divisa per competere sui mercati internazionali ed è affidata a burocrati irresponsabili asserviti ai paesi dominanti. L’unica difficile via d’uscita potrebbe essere nell’individuazione di forti convenienze che consentano la creazione di accordi sapientemente integrati con le economie mondiali trainanti. Credere nei personaggi alla spinelli, vivere nell’illusione pannelliana ferma all’1%, volersi affidare ad un’èlite staccata dalla base che intraveda il futuro per salvarci, è utopia.

Altoviti

Dom, 15/12/2019 - 18:43

La Ue è riuscita a diventare una dittatura perfetta, un quarto Reich franco-tedesco (i franchi sono alla base una tribu germanica) che opprime i popoli del sud, i quali hanno fondato la civiltà europea. Dal 2011 la Ue ha mostrato la sua vera faccia, una faccia molto vicina all'URSS, una faccia dittatoriale contro i popoli europei. La Ue non può essere riformata, va buttata perché non si comandano i popoloi dall'alto ma dalla base, tutto il principio è sbagliato. In Svizzera c'è una vera democarzia dove il popolo vota le leggi e non un parlamento di poltronari. La vera democrazia vuo dire referendum e votazioni per ogni legge e un corpus leggislativo semplice e chiaro.

Savoiardo

Dom, 15/12/2019 - 20:07

Troppo semplicistico !

Gianni11

Dom, 15/12/2019 - 21:56

Europa "unita" vuol dire nazioni d'Europa annullate e distrutte. E di conseguenza i popoli d'Europa etnicamente distrutti. O l'eu e' distrutta o le nazioni e popoli d'Europa saranno distrutti. L'Europa deve essere delle NAZIONI. L'ue e' un obbrobrio anti-europei.

Una-mattina-mi-...

Dom, 15/12/2019 - 22:54

MA DAI, NON SCHERZIAMO: MA QUALE MANIFESTO DEL PIFFERO. SE SI VA D'ACCORDO, SI VA D'ACCORDO. PUNTO. E MICA PERCHE' SI E' NELLO STESSO BRODO IMMANGIABILE. D'ALTRO CANTO, IL PUNGENTE BRODO COMUNISTA DELL'URSS STA LI' A DIMOSTRARE CHE NON E' CERTO CON LE "ELITES" E CON "L'ARBITRIO ILLUMINATO" (MA DA CHE?)CHE SI RISOLVONO I PROBLEMI. SI PUO' ESSERE VICINI CORDIALI O FRATELLI COLTELLI, LA FORMA NON CONTA, L'EDUCAZIONE SI'!!!

Ritratto di Thorfigliodiodino

Thorfigliodiodino

Dom, 15/12/2019 - 23:35

Caro Alberoni, mi sei simpatico perché se ricevi uno sfottò lo pubblichi senza censura e perché hai pubblicato tempo fa un articolo profondo e vero, che iniziava parlando del suicidio di due esponenti della classe media ridotti sul lastrico per colpa di questo Stato. Persone come quei due professionisti rovinati sono eroi o martiri di questa società, come tanti altri che non vengono menzionati sui giornali per non creare allarmismo. Sono capaci di quello che tanti non fanno perché hanno paura a farlo. Ricordano l'editore Formiggini rovinato dal regime fascista dopo il 35. Si buttò dal campanile facendo prima il gesto dell'ombrello al fascismo. Ammiro lo stoicismo di queste persone. Non sono d'accordo con te circa Spinelli: odiava gli Ebrei, voleva un miscuglio culturale europeo perché sfuggiva al difficile compito di avere le diversità europee capaci di suonare armoniche come in una orchestra, è uno dei padri, non neghiamolo, di questa UE schifosa.

profpietromelis...

Lun, 16/12/2019 - 01:32

Maledetto Spinelli. In che cosa si differenziava ilsuo manifesto dalla disgrazia dell'attuale UE? Aveva incluso anche la moneta unica, privando uno Stato della sovranità moneteria, senza la quale l'Europa sarebbe rimasta succube della moneta più forte, cioè il marco tradotto in euro.