Più controlli per la diagnosi degli insidiosi melanomi

Il melanoma è una neoplasia cutanea in costante crescita e, in assoluto, tra le più frequenti in Italia. Patologie che possono mettere a serio rischio la salute di milioni di persone e che richiedono maggiore attenzione, in termini di prevenzione. Per questo servirebbero campagne di screening di ampia scala, dedicate a tutti gli over '40. L'appello arriva dagli esperti, riuniti a Roma alla conferenza «Anche il sole ha le sue macchie», organizzata da Euromelanoma (progetto europeo di sensibilizzazione sui tumori della pelle, a cui partecipano oltre 30 Paesi).

Nei giorni scorsi sono stati presentati i risultati di uno screening cutaneo su 70 parlamentari italiani (promosso sempre da Euromelanoma nel 2012 e pubblicati ora sull'International Journal of Dermatology). Le evidenze emerse rivelano una presenza di carcinomi della pelle nel 14,5 per cento del campione esaminato. Un dato particolarmente rilevante è che ben il 6,5 per cento di queste neoplasie, sono risultate lesioni da cheratosi attinica, un tumore della pelle non-melanoma in fase precoce. Sotto i riflettori non c'è solo il pericolosissimo melanoma, ma anche i tumori non-melanoma della cute (cheratosi attinica, carcinoma basocellulare e squamocellulare), meno aggressivi e conosciuti, ma decisamente molto più diffusi, tra la popolazione generale. Secondo i dati dell'ultimo rapporto Aiom-Airtum, rappresentano oltre il 19 per cento di tutti i tipi di tumore in entrambi i sessi. Più di 70mila i nuovi casi in Italia, stimati per il 2014. In particolare le cheratosi attiniche, lesioni neoplastiche epiteliali cutanee che si sviluppano spontaneamente, come conseguenza di un'esposizione prolungata ai raggi ultravioletti (Uv), hanno un'incidenza in continuo aumento. Nel Paese colpiscono circa l'1,4 per cento della popolazione sopra i 45 anni (oltre 360mila persone) e il 3 per cento dopo i 74 anni (più di 180mila). Oggi le terapie innovative offrono risposte concrete. «Il valore aggiunto, come l'ingenolo mebutato non si limita a curare le lesioni attiniche ma agiscono in chiave di prevenzione», sottolinea Giovanni Pellacani, direttore della clinica dermatologica dell'università di di Modena e Reggio Emilia.

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