La previsione di Pregliasco: "Quando ci sarà il colpo di coda"

Secondo il virologo la pandemia non avrà mai fine e servirà una terza dose

La previsione di Pregliasco: "Quando ci sarà il colpo di coda"

Una "terza dose" di vaccino contro il Covid-19 "è sicuramente da prevedere" così come la possibilità che "non avremo mai una dichiarazione di fine pandemia", quanto una "situazione di tolleranza con pochi casi e con pochi morti, come è accaduto con l'Hiv". Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli studi di Milano e direttore sanitario dell'Istituto Galeazzi, sembra tutt’altro che ottimista per i mesi e gli anni a venire. Il professore aveva già lanciato l’allarme per il prossimo autunno spiegando che a breve raggiungeremo il picco della quarta ondata. Una profezia sulla curva epidemiologica che non lascia ben sperare.

La profezia di Pregliasco

Pregliasco prevede la necessità di una terza dose, come anche la possibilità che “non avremo mai una dichiarazione di fine pandemia". Insomma, secondo il virologo, dovremo convivere con il virus e aspettarci una “situazione di tolleranza con pochi casi e con pochi morti, come è accaduto con l'Hiv”. Come se non bastasse, dovremo anche rassegnarci all’idea di portare ancora le mascherine almeno per un altro anno, in particolare nei luoghi di lavoro. Sembra però, almeno da quanto asserito da Pregliasco, che il colpo di coda del Covid del prossimo autunno sarà comunque più leggero rispetto a quelli passati. Soprattutto grazie ai vaccini, considerati l’unico modo per uscire da questa situazione.

Una eventuale terza dose

Intervistato dalla Stampa, il virologo ha parlato dei vaccini Pfizer e Moderna e di una eventuale terza dose dicendosi d’accordo “sull'impiego di questi due tipi di vaccino. Gli studi che abbiamo a disposizione dicono che l'efficacia della somministrazione dura circa dieci mesi. Questo vuol dire che chi è stato vaccinato a gennaio, già a ottobre avrà perso un po' dell'effetto iniziale. Questo non è un problema perché in una campagna vaccinale si può tranquillamente tollerare la perdita di un po' di forza ma, considerando l'andamento epidemiologico e la disponibilità di dosi, è giusto valutare una terza puntura”.

Il governo starebbe pensando a tre fasi. A ottobre potrebbe essere la volta dei soggetti immunodepressi gravi e dei malati oncologici guariti da almeno sei mesi. Prima di Natale potrebbe toccare al personale sanitario, e poi a gennaio alle forze dell'ordine, agli over 80 e ai fragili. A detta di Pregliasco questo sarebbe “un buon piano. Serve una progressione per mettere in sicurezza le persone più a rischio. Poi è chiaro che la programmazione dovrà tenere conto anche delle varianti. E, in un'ottica di lunga permanenza del virus, dovremo pensare anche ai richiami che, come accade per l'antinfluenzale, potranno riguardare solo i più fragili”. Secondo il virologo la terza dose, data la mancanza di studi di comparazione con vaccini diversi e la mancanza di tempo, per chi si è sottoposto a vaccinazione eterologa sarà necessariamente un vaccino a mRna.

Ecco perché non ci sarà l'immunità di gregge

E probabilmente nei prossimi tre mesi si arriverà alla vaccinazione anche degli under 12, dato che sembra che i bambini siano i maggiori diffusori del virus. In ogni caso si parlerebbe di somministrazioni dai cinque anni con Pfizer o Moderna. Poche speranze invece di raggiungere la tanto sospirata immunità di gregge che “si basa su un modello statistico istantaneo. La nostra è invece una situazione fluida in cui si inseriscono ogni giorno nuovi vaccinati, nuovi guariti, altri contagiati e morti. E peraltro inficiata dall'assenza di una parte della popolazione, quella minore di 12 anni. Parlare di immunità di gregge in senso stretto, cioè di sparizione della malattia, non si può. Diciamo che possiamo raggiungere dei livelli minimi di sicurezza, ma questo ci obbligherà a continuare con il tracciamento e le altre misure” ha spiegato Pregliasco. A creare problemi sarebbero soprattutto le varianti, alle quali si è aggiunta la Lamda, che da noi non sta ancora dando problemi, ma in altre parti del mondo, meno coperte dal vaccino, sì.

Cosa succederà in autunno

Intanto c’è da dire che, dati alla mano, sembra che la quarta ondata stia rallentando. Ma a settembre Pregliasco si aspetta “che ci sia effetto a "sasso nello stagno" con ondate iniziali più forti e poi molto più deboli: durerà ancora due-tre anni. Sarà un colpo di coda, magari non pesante come quelli passati, che dovremo aspettarci. Dobbiamo pianificare la nostra vita immaginando sempre lo scenario peggiore”. Anche perché, secondo il professore, non avremo una dichiarazione di fine pandemia ma piuttosto una situazione di tolleranza con pochi casi e pochi morti. Un po’ come è avvenuto con l'Hiv che è diventato un virus endemico. Accadrà lo stesso per il Covid-19.

L’esperto ha parlato infine dei 4 milioni di over 50 ancora restii al vaccino, ammettendo che non sarà facile convincerli. Forse qualcuno cambierà idea quando vedrà che i soggetti vaccinati non muoiono e difficilmente vengono ricoverati. “Fa sorridere vedere chi si è vaccinato contro la febbre gialla con il malarone, che ha effetti collaterali molto pesanti, pur di fare un viaggio e che oggi esprime dubbi su questi vaccini” ha concluso il virologo.

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