Quegli orsi in fuga dalle colpe degli umani

Mutuando abitudini cinesi se questo è indubbiamente l'anno del Covid è anche l'estate dell'orso

Quegli orsi in fuga dalle colpe degli umani

Mutuando abitudini cinesi se questo è indubbiamente l'anno del Covid è anche l'estate dell'orso. È di poche ore fa la notizia che il famoso M49, detto Papillon per le sue celebri evasioni, ha fatto perdere le sue tracce facendo trovare sulla terra umida del bosco il radiocollare con il congegno satellitare perfettamente funzionante. Ora, alzi la mano chi non ha sorriso nell'apprendere che l'orso si era liberato del dispositivo. Ci mancava che lo spedisse al presidente Fugatti con la scritta «Mettilo tu. A me non serve perché mi oriento benissimo».

Scherzi a parte, il problema della convivenza degli animali con l'uomo è serio. Non basta decidere che è bello riavere una specie perduta nel nostro territorio e dare vita, com'è stato fatto in modo scriteriato, a progetti come Life Ursus dove prendi orsi dalla Slovenia e li porti in un territorio antropizzato in modo completamente diverso. Facendo una rapida carrellata, il primo orso a fare scalpore fu Bruno, fucilato in Baviera dai tedeschi, che di orsi sul loro territorio non vogliono vedere nemmeno l'ombra. Ci sembrò un atto di violenza eccessiva, ma se non altro aveva il dono della chiarezza. Poi accadde la prima aggressione: un uomo, troppo curioso, venne ferito da Danizà, che proteggeva i suoi cuccioli. L'orsa morirà poi l'11 settembre, per un'anestesia forse un po' troppo profonda. Poi, durante quest'estate, si alternano episodi di significativa tolleranza, tra orso e uomo, a incontri ravvicinati del terzo tipo che, in qualche caso, lasciano il segno. Fa il giro del web il video dell'incontro di un ragazzino che, trovandosi un orso a pochi metri dietro la schiena, non emette un suono, non fa un gesto di troppo, non si volta a guardarlo negli occhi, ma cammina lentamente ignorandolo. E l'orso ignora lui, perché non ravvede alcun pericolo. Nel frattempo salgono alla ribalta l'orso Dino che, nonostante le difese dell'allora governatore del Veneto Giancarlo Galan, i contadini vorrebbero morto a causa delle sue scorribande nei pollai e M49, il famoso Papillon, che, dopo alcune bravate di troppo, viene rinchiuso in un recinto di massima sicurezza dal quale, ormai è storia nota, evade due volte e forse si rende definitivamente latitante. Nel frattempo sul web gira il video di un'intera famiglia che osserva un orso a pochi metri di distanza e ricorderà per tutta la vita quel magnifico e pacifico incontro.

È di poche ore fa l'episodio dell'aggressione a un carabiniere che di notte passeggiava lungo il lago di Andalo da parte di M57. Per fortuna ferite superficiali e molto spavento. M57 è stato catturato subito e portato nel recinto da dove è evaso M49. La morale, se una si può trarre da questa storia, è sempre quella. Ci sono nazioni, ma anche regioni come l'Abruzzo e il Molise, dove l'uomo convive con orsi e altri animali potenzialmente pericolosi da decenni e dove i danni di queste specie vengono equamente indennizzati in un bilancio che è sempre positivo a causa dei turisti che ne frequentano i luoghi per vederli. Il rischio zero non esiste. E se un orso diventa reiteratamente pericoloso è giusto catturarlo e metterlo in sicurezza. Ma il rischio tende allo zero se, prima di introdurre gli animali, si prepara la popolazione e il turista con una solida base di conoscenza, magari partendo dalle scuole. Se ci vantiamo di avere un cervello superiore a qualunque altro animale, vediamo di usarlo.

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