La pasta è a rischio produzione? Ecco cosa succederà nei prossimi mesi

Un viaggio nel mondo dei granai messi in ginocchio dai cambiamenti climatici. Potrebbero aumentare le importazioni per assicurare la pasta agli italiani

La pasta è a rischio produzione? Ecco cosa succederà nei prossimi mesi

C'è sempre meno grano in Italia, questo è quanto emerge dalla raccolta in corso. Parliamo, in alcune zone, di un calo del 30 per cento che tendenzialmente potrebbe arrivare anche al 40 per cento rispetto allo scorso anno. Quello che è il granaio d'Europa (della superficie europea dedicata alla coltivazione di grano il 54 per cento è territorio italiano) rischia di importare grano dall'estero per poter assicurare i pacchi di pasta sugli scaffali dei supermercati. Cosa c'è alla base di tutto questo? Le condizioni metereologiche avverse e la siccità.

"Quest'anno la natura ci ha fatto capire che può decidere lei", dice a ilGiornale.it Nicola De Vita, mugnaio da generazioni. Nel mese della mietitura e della trebbiatura (giugno) si fanno i conti con il cambiamento climatico, la siccità e l'andamento del mercato "dando un occhio ai mercati internazionali" come sottolinea De Vita che ci racconta che "il grano quest'anno ha subito varie fasi: dalla siccità al gelo, passando per il caldo di oltre trenta gradi a maggio, agli attacchi anomali di afidi come non se ne verificavano da oltre quindici anni, all'avvento delle coccinelle". Tutto questo ha portato ad un calo della quantità di grano in tutta Italia anche se i dati certi si potranno avere "tra circa un mese".

L'attenzione sulla raccolta in corso del grano è alta. "Siamo ancora in tanti a dover trebbiare qui in Sicilia, ma immagino anche nelle altre regioni, è difficile fare previsioni adesso, però posso dire che la siccità prolungata ha danneggiato le rese sia del grano convenzionale che di quello ottenuto con metodo bio", fa eco Silvia Sillitti, produttrice di grano in Sicilia. L'attenzione è alta soprattutto dopo un'indagine portata avanti dall'istituto di ricerca del comparto agroalimentare "Areté". I dati sono stati pubblicati dopo i "Durum Days", una serie di eventi internazionali che riuniscono gli attori della filiera del grano duro "con l’obiettivo di aumentare la trasparenza informativa del mercato" ma che, a causa della pandemia, si sono tenuti in modalità telematica. Dallo studio emerge che durante il lockdown c'è stato un forte picco di consumo di pasta (parliamo di più del 40 per cento), soprattutto a marzo con un calo ad aprile. Questo ha compensato, ma solo in parte, il totale azzeramento (meno 100 per cento) del canale Ho.re.ca., il settore dell'industria alberghiera. A monte della filiera, il mercato del grano duro è in tensione con scorte mondiali ai minimi storici e prezzi aumentati del 25 per cento rispetto allo scorso anno con una prospettiva di ulteriore calo del 27 per cento.

Nell'indagine di "Aretè", pubblicata alla vigilia della raccolta del grano, c'era "preoccupazione per la qualità del prossimo raccolto viste le difficili condizioni meteo". Come detto, le condizioni metereologiche non sono state delle migliori. "Quest'anno le rese nel granaio d'Italia, la zona di Foggia, sono nettamente inferiori rispetto agli anni scorsi. Abbiamo alcuni appezzamenti di grano che hanno prodotto anche solo 8 quintali ad ettaro, questo perché ci sono state le gelate tardive e la siccità che ha portato in ritardo la pioggia" ci spiega Marco Nicastro, produttore di grano in Puglia.

Se, però, da un lato c'è una minor quantità di grano, dall'altro la qualità è ottima. "In Italia, ma in particolare in Puglia, dalla raccolta in corso, ci sono segnali positivi per quanto riguarda la qualità del prodotto." ci spiega Luca Lazzaro, presidente di Confagricoltura Puglia e ci racconta come, ad esempio, stia andando molto bene la filiera del "grano aureo" (già il nome fa intendere la qualità). A determinare la qualità del grano sono "il peso specifico e la proteina", come spiega Nicastro a ilGiornale.it. Perchè un grano fino sia buono "deve avere un peso specifico da 78 in su e proteine da 13 in poi" e nel (poco) grano raccolto quest'anno ci sono tutte queste qualità.

In merito alla diminuzione della quantità, però, non dovremo preoccuparci. Gli addetti ai lavori lo dicono chiaramente "la pasta sugli scaffali dei supermercati continuerà ad esserci" grazie alle importazioni di grano straniero (nella top ten dei produttori troviamo Canada e Ucraina). Stando ai dati fornitici dal centro studi di Confagricoltura, nel 2019 il volume del frumento duro importato è di 24.220.260 quintali, mentre le importazioni di frumento tenero ammontano a 46.761.482 quintali. Nel prossimo anno questi dati potrebbero aumentare, "ma questo si saprà a settembre".

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