Roma, ospedale Spallanzani: 55 milioni per studiare l'ebola ma il laboratorio non si vede

Al nosocomio romano si possono curare i pazienti infetti, ma non fare i test per cui serve la coltura del virus e conservare i campioni biologici

Roma, ospedale Spallanzani: 55 milioni per studiare l'ebola ma il laboratorio non si vede

Il primo malato di Ebola italiano, il medico di Emergency che ha contratto il virus in Africa occidentale, è ricoverato all'ospedale Spallanzani di Roma, centro di riferimento europeo per il trattamento dell'epidemia.

Peccato che, come rivela Il Fatto Quotidiano, allo Spallanzani siano abilitati solamente a diagnosticare il morbo ma non fare ricerca sullo sviluppo dei virus all'origine delle epidemie più letali. E questo nonostante negli ultimi undici anni il nosocomio capitolino abbia ricevuto quasi 55 milioni di finanziamenti, tra governo e Protezione civile.

Nel 2003 ne arrivarono 40 per la costruzione di un reparto d'isolamento con dieci posti letto e di un laboratorio per la diagnosi e la coltivazione di virus di livello Bsl-4, il più elevato. Tre anni dopo, altri 12 dalla Presidenza del Consiglio; nel 2010, infine, un'ultima tranche da 2.500.000 euro stanziati dalla Protezione civile. Tuttavia il laboratorio per lo studio dei virus ancora non c'è. Come spiega al Fatto il responsabile dei laboratori di sicurezza Antonino Di Caro, allo Spallanzani ci sono solo "laboratori di livello 3 avanzato, con all'interno una cabina che serve per analizzare i virus di livello 4 con l'uso di guanti."

"Nei laboratori di livello Bsl-4, invece - prosegue Di Caro - è prevista una stanza apposita cui accedere con una tuta per isolarsi dall'esterno e fare esperimenti su piccoli animali per testare il carattere letale del virus." Insomma, per fare i test che necessitano la coltura del virus e conservare i campioni biologici positivi serve una struttura che allo Spallanzani non c'è.

Ma non è finita qui: in Italia un laboratorio di livello Bsl-4 esiste, all'ospedale Sacco di Milano. Tuttavia le provette con i campioni di virus devono essere spedite a Roma: fino a luglio, spiegano da Milano, "il Sacco non era nemmeno incluso dai destinatari del bollettino emergenze biologiche, che riguarda tutte le epidemie, dall'Ebola alle influenze stagionali."

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