Sbarchi di migranti fantasma. E il giallo sulla felpa jihadista

Ad Agrigento i migranti arrivano ma spariscono. Ritrovata una felpa con la Tour Eiffel capovolta e la scritta "Haters #Paris"

Sbarchi di migranti fantasma. E il giallo sulla felpa jihadista

Quella del 2017 sulle coste agrigentine non sarà soltanto ricordata come l’estate del gran caldo, ma anche come una stagione all’insegna degli ‘sbarchi fantasma’ e quindi di quegli approdi di migranti che arrivano quasi indisturbati in una spiaggia isolata e, successivamente, spariscono tra le campagne circostanti facendo perdere ogni traccia. È accaduto per la prima volta quest’anno a giugno, presso la spiaggia di contrada Drasi all’interno del territorio comunale di Agrigento, ma successivamente si è avuto un ritmo di due o tre sbarchi fantasma a settimana soltanto nel mese di agosto: una barca abbandonata, alcuni vestiti gettati da chi è transitato sulla spiaggia, poi il nulla e solo pochi elementi che indicano un approdo da poco avvenuto; è così che scatta l’allarme di uno sbarco fantasma, è in tal modo che passanti e cittadini si accorgono che una porzione di spiaggia è stata teatro di un nuovo viaggio della speranza dalle coste tunisine.

Che questa che sta finendo sia l’estate degli sbarchi fantasma nell’agrigentino, lo si nota soprattutto nella cittadina di Siculiana, a circa 30 km ad ovest di Agrigento; in un bar di via Roma, corso principale del paese, un anziano ride leggendo in televisione il titolo che evidenzia il drastico calo degli sbarchi provenienti dalla Libia: “Si chiude una porta, si apre un portone – afferma sarcastico mentre stacca lo sguardo dalla tv per riporre dentro la custodia i suoi occhiali – Hanno messo le navi lì e non viene nessuno, ma davanti a noi c’è anarchia totale”. Ed il riferimento è alla vicina spiaggia di Torre Salsa, gioiello naturale ed orgoglio di questo territorio, la cui natura è rimasta incontaminata grazie ad una riserva istituita più di dieci anni fa; è lì per adesso che si concentra l’attenzione degli investigatori agrigentini che tentano di venire a capo del problema degli sbarchi fantasma.

A poco meno di cinque minuti dal centro del paese, si arriva all’interno della riserva e tra turisti e visitatori emergono anche quegli elementi che indicano come la spiaggia sia stata tra i punti privilegiati per gli approdi in questi mesi estivi. Impossibile al momento affermare se esista una reale correlazione tra la diminuzione degli sbarchi di chi prova ad attraversare il Mediterraneo partendo dalla Libia e l’aumento degli sbarchi fantasma: i fenomeni sembrano essere diversi, visto che ad arrivare nell’agrigentino sono gommoni o barconi di piccole dimensioni con al massimo trenta immigrati a bordo, mentre dal paese dove fino al 2011 ha regnato Gheddafi i numeri indicano la presenza di centinaia di persone che provano la traversata; inoltre, chi sbarca a Torre Salsa o nell’agrigentino è quasi sempre di origine tunisina o comunque magrebina e non del Sahel, almeno stando ai dati inerenti l’identità di chi è stato fermato tra le campagne di questo angolo di Sicilia; in poche parole, non emergono indizi tali da poter rendere l’apertura della rotta tunisina diretta conseguenza della chiusura di quella libica. Sta di fatto però che da queste parti nessuno ha la percezione che l’emergenza immigrazione sia in fase di attenuazione: se la pressione derivante dalle migliaia di persone trasportate sulle nostre coste dalle navi ONG appare indubbiamente allentata, i barconi abbandonati a riva e le tante segnalazioni di migranti in fuga nelle campagne agrigentine fanno emergere un contesto nel quale le spiagge italiane dirimpettaie all’Africa sono ancora il principale e preferito punto di approdo.

Subito dopo i fatti di Barcellona, il pensiero di chi ogni giorno sulle coste siciliane annota il verificarsi di nuovi sbarchi fantasma non può non andare all’allerta anti terrorismo: sono soltanto poche decine i migranti fermati ed identificati dopo una traversata terminata tra Torre Salsa ed Agrigento, in tanti come detto fanno perdere le loro tracce. Esiste quindi il pericolo, a prescindere dalle differenze di questa tipologia di sbarchi con il fenomeno migratorio registrato in Libia, che lungo la costa agrigentina approdino jihadisti o militanti di gruppi radicali? La domanda riecheggia tra semplici cittadini, ma anche tra gli inquirenti: “Non è possibile escludere la presenza di terroristi internazionali – ha affermato nei giorni scorsi in un’intervista a La Repubblica il Procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio – Nel gruppo sicuramente c'è qualcuno che per vari motivi non vuole farsi identificare: chi ha problemi con la giustizia nel paese di provenienza, chi ha un ruolo nei conflitti o chi è stato già espulso dall'Italia”.

In questi giorni si è recata a Torre Salsa anche una troupe della trasmissione ‘Le Iene’: tra vestiti ed oggetti abbandonati, l’inviato Cristiano Pasca ha annotato la presenza anche di una maglietta nera con una Tour Eiffel rivolta verso il basso e la scritta ‘Haters Paris’; forse solo un caso, forse un indumento distribuito tra chi stava partendo da una delle spiagge tunisine, ma forse anche la testimonianza che nei porti del paese africano diventati nuovi veri e propri hub dell’immigrazione vi è la presenza di simpatizzanti della causa islamista. Del resto, la Tunisia è la nazione che annovera la maggior presenza di foreign fighters tra i suoi cittadini: pur se spesso considerata come laica e ‘moderata’, la società tunisina storicamente è quella che, specie tra gli strati più poveri, ha subito l’influsso degli ambienti più radicali e sono numerosi i gruppi jihadisti che operano nel paese sfruttando anche la debolezza delle istituzioni nella vicina Libia; in poche parole, il fatto che la rotta degli sbarchi fantasma ha nella Tunisia il suo punto di partenza non è di certo incoraggiante e porta a chiedersi se, tra chi riesce a non farsi identificare una volta approdato in Sicilia, non vi siano soggetti che costituiscano facili prede di gruppi islamisti o non siano essi stessi dei terroristi.

Il governo di Tunisi, a differenza di quello (o di quelli) di Tripoli, nonostante frequenti crisi politiche dovute ad una non ancora terminata transizione dopo le rivolte della primavera araba del 2011, ha comunque il controllo del proprio territorio e le proprie istituzioni sembrerebbero maggiormente in grado rispetto a quelle libiche di arginare le condotte dei gruppi criminali che controllano il traffico di esseri umani; anzi, proprio in Tunisia il Ministro degli Interni, Marco Minniti, si è recato spesso strappando promesse ed accordi volti al contrasto dell’immigrazione: viene quindi da chiedersi come mai da Tunisi l’esecutivo non proceda con il controllo dei porti e dei tratti di arenile da cui partono barconi e gommoni dallo scorso mese di giugno e come mai, proprio dalla capitale tunisina, nessuno al momento avvisi l’Italia circa eventuali pericoli derivanti dalla fuga verso la Sicilia di numerosi cittadini che riescono poi a non farsi identificare.

Il pericolo di infiltrazioni terroristiche dunque c’è, pur se non ancora certificato: di certo, modalità di approdo e di fuga verso le campagne agrigentine indicano come il fenomeno degli sbarchi fantasma non vada preso alla leggera, né nell’ottica del contrasto al terrorismo e né nella prospettiva della sicurezza delle coste siciliane. Tornando da Torre Salsa verso Siculiana, al fianco della statale che collega il paese ad Agrigento è possibile notare una camionetta dell’esercito: due ragazzi in divisa sotto un gazebo che costituisce l’unico riparo dal sole siciliano, guardano a vista l’Hotel Villa Sikania, oggi trasformato in uno dei più grandi centri d’accoglienza della regione a due passi dal centro abitato e verso cui alcuni cittadini hanno espresso non poche perplessità; un’immagine questa che, di fatto, costituisce emblema di come il territorio agrigentino viva in prima linea il fenomeno migratorio anche al di là del problema degli sbarchi fantasma e di come, soprattutto, parlare da queste parti di ‘superamento’ dell’emergenza appare opera decisamente impossibile e ben lontana dalla realtà.

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