Carola con le spalle al muro: "Verificheremo contatti con gli scafisti libici"

La procura di Agrigento vuole capire le condizioni dei porti libici e l'operatività della guardia costiera libica: l'obiettivo è ricostruire eventuali rapporti tra Sea Watch e trafficanti

Carola con le spalle al muro: "Verificheremo contatti con gli scafisti libici"

(Agrigento) L’impressione, durante la conferenza stampa che il procuratore Luigi Patronaggio convoca subito dopo l’interrogatorio, è che sulla vicenda Sea Watch e sulla capitana Carola Rackete la procura di Agrigento voglia vederci ancora più chiaro.

Questo martedì mattina nella città dei templi è contrassegnato da un nuovo clima di attesa, tra le decisioni del Gip Alessanda Vella sulla stessa Rackete e le possibili ulteriori novità sulle indagini. Ma sono anche ore dove quanto accaduto lunedì si mostra con maggiore chiarezza: le parole di Patronaggio, la convocazione della conferenza stampa al quinto piano del palazzo di giustizia, le frasi del sostituto Salvatore Vella, tutti elementi che spiegano al meglio l’intricata matassa sulla Sea Watch.

Ciò che gli inquirenti stanno passando ai raggi X è il momento stesso del salvataggio, non solo quello che riguarda lo speronamento della motovedetta della Guardia di Finanza da parte della nave Ong comandata da Carola Rackete.

Su quest’ultimo punto già la posizione della ragazza tedesca non appare molto semplice, con lo stesso Patronaggio che dichiara davanti ai giornalisti come la procura non ritiene vi siano gli estremi dello stato di necessità per giustificare l’azione della Rackete.

Ma quanto accaduto quindici giorni prima costituisce l’altro binario dell’inchiesta, non meno importante del primo. Anzi: l’accusa è quella di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, per la quale Rackete sarà interrogata nuovamente dai magistrati il prossimo 8 luglio.

“Andremo a verificare se i porti della Libia possono ritenersi sicuri o meno – dichiara ieri Luigi Patronaggio – e andremo a vedere se la zona Sar libica è efficacemente presidiata dalle autorità della guardia costiera libica, andremo a verificare le concrete modalità del salvataggio”. Si vuole quindi capire se la stessa presenza della nave Ong nella zona Sar libica sia giustificata o meno.

Perché, se così non è, allora occorre capire come mai la Sea Watch si trovava lì al momento del salvataggio. Ed è in questo contesto che i magistrati agrigentini vogliono andare fino in fondo per scoprire eventuali intrecci tra Ong e trafficanti di esseri umani: la domanda che si pongono gli inquirenti, a questo punto, è se prima del salvataggio ci siano stati contatti con gli scafisti e se eventualmente è possibile configurare il reato di favoreggiamento.

Occhi puntati anche sugli aerei Colibrì e Moonbird, i due velivoli utilizzati dalle Ong per avvistare i barconi in difficoltà nelle acque libiche: è proprio il Colibrì ad aver intercettato il barcone che poi il 12 giugno scorso viene salvato dalla Sea Watch 3.

L’obiettivo è avere chiarezza e contezza della situazione in vista delle prossime fasi dell’inchiesta: dalla procura di Agrigento ci si prepara ad un vero e proprio tour de force, i magistrati vogliono capire cosa eventualmente si nasconde dietro i salvataggi e dietro le attività della Sea Watch.

L’impressione è che nulla verrà lasciato al caso anche perché, viste le premesse di queste prime settimane di bella stagione, l’estate sul fronte immigrazione in Sicilia si prevede molto lunga e bollente e non solo per le alte temperature.

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