"Si avvicinava con il piccone..." ​Così Fredy ha sparato al ladro

Dopo 38 furti in quattro anni, Fredy Pacini spara al ladro entrato nel suo magazzino per derubarlo. Il racconto choc: "Voleva raggiungermi... era spavaldo, pericoloso"

"Si avvicinava con il piccone..." ​Così Fredy ha sparato al ladro

"Ho avuto paura d’essere ammazzato e non avrei mai sparato per salvare le mie biciclette...". La sua rivendita di pneumatici per auto e di biciclette da corsa, in via della Costituzione, nella zona industriale di Monte San Savino (Arezzo), era stata presa di mira dai ladri almeno 38 volte. Per questo, da ormai quattro anni, Fredy Pacini, commerciante 57enne, sposato e con due figlie, dormiva nella propria ditta per proteggere la sua proprietà. Aveva sempre con sé una Glock calibro 9x21 regolarmente detenuta. E martedì notte, poco dopo le 3, ha sparato e ammazzato un ladro. "Quell’uomo è morto e ho il cuore spezzato - racconta al Corriere della Sera - ma sono tranquillo con la mia coscienza".

"Quando mi sono alzato dal letto, svegliato dal rumore della vetrata infranta, ho capito che ci stavano provando ancora una volta e ho preso la pistola". Come ricostruito dal Giornale, Fredy è stato svegliato di soprassalto dal rumore dei vetri di una finestra del capannone che venivano infranti con un piccone, si è affacciato dal balconcino del soppalco e ha intravisto una sagoma muoversi nel buio. Era quella di Vitalie Tonjoc, un moldavo arrivato in Italia da soli due mesi. "Era già entrato nel magazzino, aveva il piccone in mano, lo brandiva come un’arma, aveva il volto coperto da un passamontagna - racconta al Corriere della Sera - il suo complice stava scavalcando la finestra, ma poi si è fermato...". fredy gli ha puntato l'arma contro. Ma il moldavo non si è fermato. "Ho avuto la sensazione che quell'uomo volesse raggiungermi. Era spavaldo, pericoloso". E così ha aperto il fuoco. Due dei cinque colpi esplosi hanno raggiunto a una gamba. Il 29enne si è trascinato fuori dal capannone ed è crollato a terra in strada (guarda le foto). È stato fatale il proiettile che gli ha reciso l'arteria femorale. "Mandate subito un'ambulanza - ha urlato Fredy al telefono con il 112 - uno dei banditi è ferito". Nel frattempo, invece, il complice è riuscito a fuggire. Le forze dell'ordine gli stanno dando la caccia in lungo e in largo, setacciando tutto il territorio della provincia di Arezzo.

Sul posto si è precipitato anche il pm di turno della procura di Arezzo, Andrea Claudiani. La procura ha subito aperto un fascicolo d'inchiesta ipotizzando, a carico di Pacini, il reato di eccesso colposo di legittima difesa. "Il fascicolo d'indagine - ha spiegato il procuratore di Arezzo Roberto Rossi - serve anche per accertare se si versi in un caso di legittima difesa, e lo potremo accertare solo dopo aver fatto le indagini". "È stata legittima difesa a tutti gli effetti a prescindere da qualsiasi questione si voglia fare o discutere sulla norma o sulla sua eventuale riforma", ha detto Alessandra Cheli, avvocato che, insieme al collega Giacomo Chiuchini, difende il gommista. Negli ultimi quattro anni aveva già subito 38 furti. I primi li aveva anche denunciati, poi aveva smesso di farlo. "Dopo il processo - racconta ora al Corriere della Sera - io tornavo a casa e il ladro pure". Ora saranno l'autopsia sul corpo della vittima e la ricostruzione balistica a stabilire l'esatta dinamica dell'accaduto e le responsabilità.

Al gommista di Monte San Savino, indipendentemente dall'accertamento dei fatti, è arrivata la solidarietà di Matteo Salvini. "Dopo il decreto Sicurezza arriverà in Parlamento la nuova legge sulla legittima difesa", ha annunciato il ministro dell'Interno ribandendo che sta con chi si difende. "Entrare con la violenza in casa o nel negozio altrui, di giorno o di notte, legittima l'aggredito a difendere se stesso e la sua famiglia. La mia solidarietà al commerciante toscano, derubato 38 volte in pochi mesi: conti su di noi". Salvini, nel pomeriggio, ha anche telefonato a Pacini per esprimergli la vicinanza delle istituzioni, ma quest'ultimo, ha fatto sapere il suo legale, non se l'è sentita di parlare con il ministro "perché troppo scosso". "Ringrazialo tanto - ha detto Fredì al suo avvocato - ma devi dire al signor ministro che proprio non ce la faccio a parlargli, però lo rispetto come persona e come istituzione".

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