La speleologa salvata: "Per 12 ore al buio e gelo con il dolore alla caviglia"

Giusy bloccata al gelo nella grotta a 100 metri di profondità: "Le voci dei miei amici sono state preziose"

La speleologa salvata: "Per 12 ore al buio e gelo con il dolore alla caviglia"

Ci sono volute 18 ore e 35 soccorritori, che hanno lavorato a una temperatura di -10 gradi, per portare in salvo Giusy Campo, la speleologa di 42 anni, che lo scorso 15 dicembre era scivolata in una grotta alle pendici di Cozzo Balatelli, a Isnello, in provincia di Palermo. Ieri mattina, dopo un'intera notte passata a 100 metri di profondità, nelle viscere dei monti delle Madonie, Giusy è salva.

Trasportata all'ospedale Civico di Palermo, è stata raggiunta dal padre e dal figlio 13enne. Ha una frattura scomposta alla gamba sinistra, ma dice: "Adesso sto bene, mi sono pure fatta un giro in elicottero...". Giusy fa la ragioniera part time, ma la sua passione è da sempre la speleologia, da quando, bambina, chiedeva alla mamma: "Che cosa c'è dentro la pancia della montagna?", come ha raccontato al Corriere della Sera.

Quel sabato, era arrivata al pianoro vicino a Isnello con altri otto amici, per esplorare l'Abisso del Vento, quella grotta che, già in passato aveva studiato: "Una volta all'imboccatura ho portato anche mio figlio". Sabato, però,"dopo avere superato un cunicolo tortuoso e sei pozzi, devo aver messo un piede in fallo. Sono scivolata senza potermi reggere e ho avvertito un dolore fortissimo sopra la caviglia...". Cinque dei suoi otto accompagnatori sono risaliti all'esterno della grotta, per chiamare i soccorsi, coi telefonini che nei cunicoli sotterranei non avevano campo. Ma, gli altri due amici "non mi hanno mai lasciata. Ho sempre avuto la certezza che con il loro aiuto ce l’avrei fatta". Giusy sapeva bene di dover aspettare e avere pazienza: "Al freddo, bloccata, senza forze laggiù al buio". Ma, insieme al dolore e all'attesa, c'erano "le parole dei miei amici. Prezioso il loro conforto quando è cominciata la risalita. Io infagottata e loro a incoraggiarmi per dodici ore finché abbiamo rivisto la luce".

Nelle 12 ore in cui è rimasta al buio e al gelo, la speleologa non ha mai perso la calma, mai avuto un momento di panico: "Conosciamo le dinamiche, sappiamo come affrontare le emergenze. Mi dispiaceva solo non potere comunicare con la famiglia, con mio padre, con questo mio bel ragazzo e non avere notizie di Sasha, la cagnolina...".

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