La corruzione dilaga nei tribunali. Ecco il tariffario delle toghe

Quando i magistrati finiscono nei guai: mazzette per rinviare le udienze, passare dati segreti e aggiustare le sentenze

La corruzione dilaga nei tribunali. Ecco il tariffario delle toghe

Ricostruzioni inquietanti, quelle che emergono dall'inchiesta sulla corruzione nei tribunali pubblicata da L'Espresso. Mazzette per influenzare le sentenze, rinviare le udienze, diffondere dati e informazioni che dovrebbero rimanere segrete.

Diverse le città tirate in ballo, da Napoli a Bari alla Fallimentare di Roma. Diverse le modalità di pagamento, dalla classica "stecca" ("1500 euro per rinviare l'udienza", scrive il settimanale riportando le presunte irregolarità al tribunale di Napoli) alle aragoste e champagne che sarebbero state inviate a un giudice da un sorvegliato speciale di Bari interessato ad avere indietro la patente.

Coinvolti magistrati e cancellieri, ma anche avvocati e commercialisti, complici nell'orientare sentenze e rinvii secondo le esigenze - e i pagamenti - dei vari imputati. A Taranto un giudice e un avvocato sono finiti agli arresti per aver chiesto una tangente di 8mila euro a un benzinaio in causa con una compagnia petrolifera; a Udine un giudice di pace è stato messo agli arresti domiciliari per aver firmato falsi decreti di dissequestro, con la complicità di un avvocato e di un ex sottufficiale della Guardia di Finanza.

Nonostante negli ultimi dieci anni il numero di procedimenti per illeciti disciplinari aperti dal Csm sia aumentato rispetto al decennio precedente, L'Espresso scrive di aule di giustizia "che, da luoghi deputati alla ricerca della verità e alla lotta contro il crimine sono diventati anche occasione per business illegali".

"La criminalità del giudiziario è un segmento particolare della criminalità dei colletti bianchi - chiosa Nello Rossi, procuratore aggiunto a Roma- Una realtà tanto più odiosa perché giudici, cancellieri, funzionari e agenti di polizia giudiziaria mercificano il potere che gli dà la legge. Anche la farraginosità delle procedure può incoraggiare i malintenzionati - aggiunge Rossi - Per non parlare del senso di impunità dovuto a leggi che, sulla corruzione come sull’evasione fiscale, sono meno severe rispetto a Paesi come Germania, Inghilterra e Stati Uniti: difficile che, alla fine dei processi, giudici e avvocati condannati scontino la pena in carcere".

Il nuovo presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone prova a spiegare il fenomeno tirando in ballo "l’enorme numero di processi che si fanno in Italia: una giustizia dei grandi numeri comporta, inevitabilmente, meno trasparenza, più opacità e maggiore difficoltà di controllo. Nel settore giudiziario, e in particolare nei Tar e nella Fallimentare, si determinano vicende che dal punto di vista economico sono rilevantissime: che ci siano episodi di corruzione, davanti a una massa così ingente di denaro, è quasi fisiologico."

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